Simone Bezzini

Siena in Toscana, la Toscana a Siena

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GIUSTIZIA DECENTRATA: TOSCANA TRA LE REGIONI PILOTA NEL PROGETTO SUGLI UFFICI DI PROSSIMITA’

La Regione Toscana farà da apripista su scala nazionale a una bella iniziativa con un bando che raccoglierà le manifestazioni di interesse di comuni e unioni di comuni per l’apertura di uffici giudiziari di prossimità. L’idea era già stata lanciata dall’ex Ministro Andrea Orlando: aprire uffici nelle città che hanno perso i tribunali e che comunque ne sono parecchio distanti, oppure in quelle realtà dove molti sono gli utenti, in modo che i cittadini abbiano la possibilità di presentare pratiche che hanno a che fare con la volontaria giurisdizione, come la domanda per l’amministratore di sostegno ad esempio, senza doversi spostare troppo. Un aiuto in particolare alle fasce più deboli, possibile grazie anche all’informatizzazione di alcuni servizi. La Toscana farà da arpista, ma per Siena non è un’idea del tutto nuova, anzi. Un progetto analogo ha già visto luce in provincia di Siena. Ricordo lo spunto lanciato da Loriana Bettini nel 2013 che raccogliemmo come Amministrazione Provinciale e a cui facemmo seguire incontri con il tribunale, i magistrati, gli avvocati, i comuni, il volontariato. Furono varati i primi progetti, più fondati sul volontariato rispetto a quelli di cui si parla ora che sono più incentrati sulla dimensione istituzionale. Mi auguro che la progettualità toscana e quella senese riescano a trovare sinergie. Detto questo, è sempre una piccola soddisfazione aver collaborato a idee sperimentali, che ora, anche se in forma un po’ diversa, cominciano a trovare ampia diffusione.

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ASCIANO, RAPOLANO TERME, CRETE SENESI, FUSIONE, REFERENDUM, CONSIGLIO REGIONALE… QUALCHE RIFLESSIONE

Sento il bisogno, anche per le tante richieste di chiarimento pervenutemi, di socializzare con voi i dubbi, le preoccupazioni e l’inquietudine che mi ha lasciato una questione che oggi é stato all’ordine del giorno del Consiglio Regionale. Mi riferisco alla delibera e agli atti collegati relativi all’indizione del referendum consultivo sulla proposta di legge popolare per la fusione dei comuni di Asciano e Rapolano Terme attraverso la costituzione del nuovo comune denominato Crete Senesi. Dico subito che ho votato in coerenza agli indirizzi del Gruppo Pd per disciplina di partito. Nella riunione dei consiglieri del Partito Democratico ho espresso tutte le mie valutazioni critiche sulla questione e mi scuso con i colleghi se in alcuni passaggi mi sono un po’ accalorato. Mi capita di rado, ma questa vicenda é davvero complicata e carica di rischi. Non nego che ho riflettuto seriamente sulla possibilità di dissociarmi formalmente dal voto del mio partito. Non l’ho fatto perché per me le regole di una comunità politica non sono un optional. C’é uno statuto, c’é un codice etico, c’é un regolamento che come consiglieri abbiamo condiviso all’inizio del mandato e tutto ciò per me ha un valore. Da anni faccio parte della minoranza interna e ho sempre interpretato questa mia collocazione manifestando il mio pensiero nella discussione e rispettando il principio di maggioranza nella proiezione istituzionale del partito. Tutto ciò, nonostante l’affievolirsi progressivo della dimensione collegiale nella vita democratica interna al Pd.

Dico anche che ho ben compreso lo sforzo che il Capogruppo Leonardo Marras e il Presidente della Commissione Affari Istituzionali Giacomo Bugliani hanno profuso per cercare di trovare un punto di sintesi al fine di sbrogliare una matassa intricatissima.
Il problema é che il punto di caduta individuato a mio avviso, spero di sbagliarmi, non si fonda su basi del tutto solide con il rischio di portare nell’instabilità il comune o i comuni interessati, producendo incertezza sui caratteri fondativi di un’articolazione dello Stato.
Provo a spiegarmi meglio.
Da una parte ci sono 2700 cittadini (un numero rilevante) che hanno sottoscritto una proposta di legge di iniziativa popolare per la fusione dei due comuni per dare vita al comune delle Crete Senesi. Il quorum di firme previsto dallo statuto é stato quindi superato e gli organi del Consiglio competenti in materia (Presidenza, ecc), nelle valutazioni fatte a monte e a valle del procedimento ne hanno dichiarato la procedibilitá. Qui si potrebbe aprire una prima riflessione sull’adeguatezza del progetto, del momento partecipativo e sul carattere che deve avere la fase istruttoria in questo frangente del percorso, ma su questo tornerò dopo.
Dall’altra parte, durante l’iter é emerso un problema per nulla banale che é stato sottovalutato, non solo dai proponenti, ma soprattutto, dai diversi soggetti politici e istituzionali che a vario titolo si interfacciavano con il tema ed erano più direttamente coinvolti nella questione.
Mi riferisco alla contestazione emersa dai comuni contermini e da parti del mondo economico sull’utilizzo della denominazione Crete Senesi per il comune che dovrebbe scaturire dalla fusione.
Contestazione che a mio avviso ha un fondamento perché tale denominazione chiama in causa un territorio più vasto di quello dei comuni coinvolti nel processo e indicazioni di origine di prodotto afferenti a un’area piú estesa di quella interessata.
Questo a mio avviso avrebbe consigliato un approfondimento in corso d’opera e una correzione/integrazione del progetto e del percorso. Il tutto nell’interesse dei cittadini in generale e dei proponenti in particolare.
Sono convinto che se su questo percorso ci fossero stati dei momenti di approfondimento collegiale in sede formale e informale si sarebbe potuto evitare questa pesante criticità sul percorso e l’eventuale referendum si sarebbe potuto svolgere in un quadro di linearità e chiarezza.
Così come é stato sbagliato far circolare ipotesi di soluzione semplicistica della questione, che erano però in pieno contrasto con la normativa.
Da rilevare che in questo contesto il fronte del No a questo percorso, pur muovendosi in ritardo rispetto al dipanarsi della vicenda, ha raccolto 1500 firme a Rapolano Terme contestando la proposta di fusione e testimoniando un ulteriore elemento di complessità.
Che succede ora.
Il Consiglio che in questa fase era chiamato a esprimersi sull’indizione o meno del referendum sulla proposta di legge (non su altri aspetti come é stato fatto erroneamente circolare) ha approvato la delibera di indizione della consultazione e un ordine del giorno collegato che, per cercare di rispondere da una parte all’istanza di partecipazione dei 2700 sottoscrittori e dall’altra alle criticità rilevanti emerse nel percorso esprime i seguenti indirizzi:
– il primo, a mio avviso positivo, che attribuisce la possibilità ai Consigli Comunali di esprimere una valutazione dopo il referendum e prima del pronunciamento del Consiglio Regionale. Questo é un elemento che spinge verso il vincolo del “51% in ogni comune” e raccoglie le istanze del Comune di Rapolano formalizzate in una mozione e se non sbaglio anche quelle di Asciano e dei diversi Comitati;
– il secondo con il quale il Consiglio si riserva, successivamente al referendum, la possibilità di intervenire sulla questione della denominazione sulla base della criticità emerse nel percorso e interloquendo con i soggetti interessati. Lo spirito di tale passaggio é comprensibile, ma credo non sfugga a nessuno il carattere controverso delle implicazioni che produce.
Se vince il Si e si mantiene la denominazione Crete Senesi si aprirà un fronte conflittuale con i comuni contermini e con segmenti del mondo economico.
Se vince il Si e, rispetto a quanto riportato nel quesito, si cambia la denominazione in fase di approvazione della legge istitutiva del nuovo comune, si apriranno fronti dialettici di natura politica e secondo alcuni anche di natura giuridica.
E qui sta quell’incertezza nella quale potrebbe entrare questa delicata vicenda istituzionale con implicazioni negative facilmente comprensibili. Qui stanno i miei dubbi, le mie preoccupazioni, le mie valutazioni critiche.
Lo ripeto una maggiore socializzazione della questione e più momenti di confronto preventivo sarebbero stati garanzia per le comunità interessate, ma anche per i proponenti che avrebbero potuto così sostenere un progetto senza che fosse impallinato dalle contestazioni prima richiamate.
È un’obiezione che rivolgo più alla gestione del percorso politico e istituzionale prima dell’approdo in Commissione, che al comitato promotore che alla fine si é mosso sulla base delle dichiarazioni di procedibilita avute dall’interno del Consiglio. Detto questo anche da parte dei promotori ci poteva essere un po’ più di attenzione e di capacità di coinvolgimento delle articolazioni sociali e istituzionali delle comunità interessate.
Come é noto io non sono contro le fusioni. In alcuni contesti mi sono speso palesemente a favore, in altri, dove dilagavano aspetto divisivi, ho raccomandato dei supplementi di riflessione o ho contribuito a trovare sintesi più avanzate.
Questo percorso andava gestito meglio.
Ora bisognerà prepararsi per tempo e in maniera meticolosa ai possibili scenari senza lasciare nulla al caso.
Alla fine, fatemelo dire, c’é da augurarsi che la volontà popolare faccia più chiarezza di quanto sia riuscito a fare il Consiglio Regionale.

Ps: dalle vicende complicate bisogna trarre lezione per migliorare l’apparato normativo.
Del resto la proposta di legge d’iniziativa popolare di cui parliamo é la prima che scaturisce dal nuovo impianto statutario e forse si sconta anche un po’ di noviziato sul tema.
Mi prendo l’impegno già dai prossimi giorni di fare una valutazione su una serie di aspetti, non escludendo un’iniziativa legislativa relativa ai seguenti aspetti:
– la congruità dell’articolazione progettuale che deve essere alla base di una pdl d’iniziativa popolare per la fusione di due o più comuni;
– la necessità di standard minimi di partecipazione e informazione preventivi rispetto all’avvio della raccolta firme, ad esempio prevedendo un periodo di pubblicità del progetto finalizzato a raccogliere osservazioni al fine di prevenire problematiche come quelle emerse nel percorso di cui sopra;
– stesso ragionamento di coinvolgimento e verifica preventiva dovrà essere fatto per i cambi di denominazione dei singoli comuni.
Credo anche, e l’ho detto in diverse sedi , che vada fatto un tagliando all’intera impostazione del Pd sulla materia, anche alla luce dell’esperienza di questi anni e del l’esito negativo del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016.

 

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INTERROGAZIONE GUASTI TELEFONIA E RETE ALL’AMIATA.

In questa settimana la giunta regionale ha risposto ad una interrogazione che avevo presentato qualche settimana fa in merito ai ripetuti guasti verificatisi sulla linea di telefonia mobile, fissa e rete dati nella zona dell’Amiata, con particolare riferimento al comune di Abbadia San Salvatore. Qui potete leggere la risposta della Giunta.

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NUOVA LEGGE SUL RISCHIO IDRAULICO

Approvata in Consiglio la modifica alla legge regionale 21 del 2012 “Disposizioni in materia di rischio di alluvioni e di tutela dei corsi d’acqua”. Qui trovate il testo della legge approvato (ancora in fase di pubblicazione) e la relazione illustrativa che spiega la legge. Questa approvazione arriva dopo un lungo lavoro di ascolto di associazioni, categorie, professionisti, durato circa un anno. Abbiamo anche approvato un ordine del giorno per sollecitare la Giunta ad accelerare in merito al completamento delle opere pubbliche programmate o avviate necessarie per mettere in sicurezza idraulica i territori della Toscana più a rischio, tenendo conto anche della necessità di assicurare un equilibrio avanzato tra la prioritaria necessità di sicurezza dal rischio idraulico, con la altrettanto urgente necessità di favorire investimenti produttivi in aree a ciò destinate.

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Fusione Montepulciano – Torrita di Siena: la parola ora passa ai cittadini

“Siete favorevoli alla proposta di istituire il Comune di Montepulciano Torrita di Siena, per fusione dei Comuni di Montepulciano e Torrita di Siena, di cui alla proposta di legge n. 287 (Istituzione del comune di Montepulciano Torrita di Siena, per fusione dei comuni di Montepulciano e Torrita di Siena)?”. Sarà questo il quesito che gli elettori si troveranno di fronte nel referendum consultivo, che sarà svolto sulla proposta di legge della Giunta regionale, nata dalle deliberazioni dei due consigli comunali. Lo ha deciso il Consiglio regionale che ha approvato a maggioranza, con il voto favorevole di Pd e Art.1-Mdp e l’astensione degli altri gruppi, la relativa delibera, insieme ad un ordine del giorno (QUI IL TESTO DELL’ORDINE DEL GIORNO), che impegna l’assemblea “a tenere conto della volontà dei cittadini espressa con il voto e dell’eventuale orientamento assunto dai Comuni, successivamente allo svolgimento del referendum, con determinazione dei rispettivi consigli comunali”. Ora la parola passa ai cittadini, che nei prossimi mesi saranno chiamati a decidere sul futuro delle loro comunità.

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TUTELARE I LAVORATORI DIGITALI: COLMIAMO IL VUOTO NORMATIVO E RICONOSCIAMO I DIRITTI

Tutelare i lavoratori digitali della cosiddetta gig economy, colmando a livello nazionale il vuoto normativo attuale e, a livello regionale, integrando le politiche del lavoro. E’ quanto ho chiesto presentando come primo firmatario una mozione depositata in queste ore e che  verrà presto discussa in consiglio regionale. Da tempo, stanno emergendo nuove figure di lavoratori precari legati alle nuove piattaforme digitali (cd platform workers), che integrano il proprio reddito  o si guadagnano da vivere con le consegne  a domicilio di cibo in motorino o bicicletta, utilizzano l’auto privata come taxi su richiesta, affittano una camera, fanno baby sitting, ripetizioni o le pulizie, laddove siano integrate in sistemi di committenza digitale. Non è più rimandabile una regolamentazione e una tutela di queste nuove modalità lavorative che interessano una fascia sempre più consistente della nostra società. Per quanto di competenza della nostra Regione  è opportuno attivarsi nei confronti di Governo e Parlamento affinché il tema, emerso con forza negli ultimi mesi, dei diritti dei nuovi lavoratori delle piattaforme digitali, e più in generale delle nuove forme contrattuali costituisca una delle priorità su cui imperniare l’attività legislativa nei prossimi mesi al fine di rispondere all’esigenza di decine di migliaia di giovani lavoratori che traggono da tali lavori un’integrazione importante al proprio reddito, se non rappresenta l’unica forma reddituale.

QUI POTETE LEGGERE IL TESTO INTEGRALE DELLA MOZIONE APPENA PRESENTATA

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UN CHIARIMENTO SULLA RAZIONALIZZAZIONE DELLE SOCIETA’ PARTECIPATE DALLA REGIONE TOSCANA

Qualche mese fa, contestualmente all’approvazione da parte del Consiglio del Piano straordinario di razionalizzazione delle società partecipate dalla regione Toscana (DCR 84/2017), avevo presentato assieme ad altri colleghi un ordine del giorno per avere maggiore chiarezza circa il percorso che si voleva intraprendere rispetto alle società termali, al fine di salvaguardare un settore importante per numerose aree della Toscana (si pensi a Chianciano Terme) e prospettare un rilancio complessivo.  Ecco la risposta della Giunta

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