Simone Bezzini

Siena in Toscana, la Toscana a Siena

Author: Simone@Admin (Page 1 of 24)

ORA C’E’ DA FARE: DOPO IL VOTO, METTIAMOCI AL LAVORO

Ora c’è da fare, avevo scritto quindici giorni fa rimandando ogni commento sulle amministrative e sulle europee.
C’era da fare a Colle dove ci aspettava il ballottaggio. La sfida più delicata e più importante della tornata elettorale 2019 in provincia di Siena. La sfida che avrebbe tracciato il segno nel bilancio da compiere su questa fase politica. Alessandro Donati e il grande lavoro di squadra che lo ha sostenuto ci hanno consegnato una straordinaria vittoria che chiude il cerchio rispetto a un quadro che, in gran parte dei comuni, si era delineato già come positivo il 9 giugno scorso. Complimenti, dunque ad Alessandro, a tutti i sindaci e a tutti i consiglieri neoeletti. Grazie ai candidati che non ce l’hanno fatta, perché comunque ci consegnano un patrimonio da cui ripartire per le sfide future. Grazie anche ai tanti volontari che si soni messi a disposizione con spirito di servizio.
Cosa ci dice questa tornata amministrativa in provincia di Siena e non solo? Che bravi candidati competenti, appassionati e capaci di stare tra le persone possono rappresentare un valore aggiunto in grado di ribaltare anche gli orientamenti politici-elettorali di fondo. Che l’unità del Pd è un requisito essenziale per essere competitivi. Che la costruzione di vaste alleanze democratiche, sociali e civiche è indispensabile per andare oltre i “confini troppo stretti” del consenso di partito. Andare oltre questi “confini troppo stretti” significa aprire a nuove energie e recuperare quei mondi che negli anni scorsi si erano allontanati da noi. Non solo dunque, aggregazioni di soggetti politici, ma anche capacità di dare protagonismo a realtà e persone collocate al di fuori di essi.
Sono contento che in provincia di Siena, si sia stati tra i primi con l’elezione di Andrea Valenti a intraprendere convintamente e diffusamente la strada della costruzione di alleanze democratiche, sociali e civiche per rigenerare il centrosinistra. Così come è stata importante la scelta di dare vita a un governo unitario del Pd provinciale.
Ovviamente non mi sfugge come queste condizioni non si siano create nel passaggio elettorale del capoluogo dove le note criticità non consentirono di costruire un progetto con i connotati sopra menzionati. Oggi, l’elezione d Massimo Roncucci alla guida del PD cittadino puó rappresentare un’occasione imperdibile, per un’analisi seria sulle vicende di questi anni, per aprire la costituente di un nuovo centrosinistra, per definire un nuovo profilo organizzativo del partito. per costruire una piattaforma programmatica in grado prima di orientare la battaglia di opposizione e poi di porre le basi di un nuovo progetto di governo per Siena.
Gli stessi risultati, in gran parte positivi della Toscana, consiglierebbero di arrivare rapidamente a un governo unitario del partito regionale e all’apertura di un cantiere per la costruzione di una vasta alleanza democratica per la Toscana aperta a tutte le forze del centrosinistra e alle realtà civiche, sociali e culturali della regione. Guai se lo spiraglio di luce che abbiamo intravisto nei nostri territori producesse un abbaglio inducendo in forzature e ritorni alla logica dell’autosufficienza. Uno degli elementi da evidenziare in questa fase è proprio l’avvio di un percorso di uscita dall’isolamento del Pd che soprattutto nella dinamiche locali ci ha consentito di ricostruire connessioni con mondi esterni. Ora non dobbiamo fare l’errore di tornare indietro. Per affrontare la sfida del 2020 servono da una parte apertura, generosità e umiltà e dall’altra un’innovazione con forti radici popolari.
Consentitemi anche qualche considerazione sulle europee e sul dato nazionale.
1. Le elezioni europee hanno smentito la tesi secondo la quale il PD era morto.
2. L’asse populista in Italia si sposta pericolosamente a destra
3. Le componenti democratiche ed europeiste sono ancora in grande maggioranza nel parlamento dell’Unione.
4. Permangono elementi di forte crisi di forze tradizionali nel Pse e nel Ppe, insieme ad elementi di novità come il successo dei Verdi in alcuni stati. Questo consiglierebbe un lavoro per costruire anche in Europa un campo largo di forze democratiche e progressiste. Anche tra i partiti socialisti tuttavia si intravede qualche segnale interessante vedi i dati emersi dalla Spagna e più recentemente dalla Danimarca.
5. Le elezioni amministrative viste dal punto di vista nazionale ci evidenziano un quadro che, pur con sconfitte dolorose, segna una prima inversione di tendenza rispetto a un ciclo tendenzialmente negativo che durava da anni soprattutto nei ballottaggi.
6. In Europa e in Italia ci manca un programma fondamentale che ci faccia passare dalla difesa, all’attacco. Un programma basato su alcune idee-forza che tengano assieme questione democratica, questione sociale e questione ambientale. Idee-forza che dovrebbero essere in grado di parlare al ceto medio impoverito, alle classi meno abbienti e alle giovani generazioni.
Questa è la sfida che avrà di fronte Zingaretti nei prossimi mesi. Costruire alleanze vaste è importante, riallacciare rapporti con i corpi intermedi è condivisibile, ridurre il carico di ostilità nei confronti del Pd è giusto, ma ora ci serve qualche progetto di riformismo radicale che riesca davvero a mettere le radici tra le persone. Il piano di lavoro che il segretario nazionale ha anticipato qualche giorno fa a La Repubblica va in questa direzione.

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Sull’andamento dei servizi ferroviari nella tratta Empoli-Siena

E’ arrivata anche la  risposta della Giunta regionale (qui il link) ad una interrogazione presentata assieme al collega Enrico Sostegni (PD) e Serena Spinelli (Mdp) in merito all’andamento dei servizi ferroviari nella tratta Empoli-Siena.

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Una mozione sulla annunciata trattativa per l’alienazione del Consorzio operativo Gruppo Montepaschi

Qualche tempo fa avevo dato il mio contributo ad una mozione presentata da altri colleghi in merito all’annunciata trattativa in corso per l’alienazione del Consorzio operativo Gruppo Montepaschi. **Questa è la risposta della Giunta (cliccate al link)** che ci rendiconta delle azioni intraprese – per quanto di propria competenza – a sostegno dei lavoratori e, più in generale, per ribadire la necessità di mantenere l’integrità aziendale di MPS nonché di difendere la storica collocazione della sede della Direzione della Banca nella città di Siena.

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LEGGE SULLA GEOTERMIA: UN’INNOVAZIONE COMPLESSA E SOFFERTA, CHE PRODUCE PERÒ UN PASSO AVANTI NELLA RICERCA DELLA SINTESI TRA LE ATTIVITÀ CONNESSE A QUESTA MATERIA E L’AMBIENTE.

Da tanti anni seguo le vicende della geotermia, sia in virtù dei ruoli istituzionali e politici, sia per la conoscenza diretta dei territori interessati. Da un parte l’area “tradizionale”, dall’altra l’Amiata, ognuna con le proprie peculiarità.

Si tratta di una materia che ha visto storicamente esprimere, nel rapporto con le comunità locali, opinioni diverse e momenti di dialettici, spesso anche aspri.
In questo quadro il compito del riformismo che si misura con la realtà, deve essere quello di evitare logiche ideologiche, pregiudizi, tifoserie, per provare a trovare punti di equilibrio sempre più avanzati nel solco dello sviluppo sostenibile.
Questo è sempre stato il mio approccio al tema e questo è quello che il Gruppo Consiliare del PD in Regione ha provato a fare in questi anni.
Uno dei primi atti della legislatura in corso è stato la presentazione della risoluzione con la quale si è aperto il percorso per l’individuazione delle cosiddette “aree non idonee”, come avvenuto in precedenza per per la produzione di energia da altre fonti. Un percorso complicato, ostico e accompagnato da molte diffidenze anche per le oggettive difficoltà tecnico-giuridiche. Un percorso che ha fatto passi avanti e rispetto al quale mi auguro che la Giunta ci metta in condizione di definirlo in tutti gli aspetti entro la fine della legislatura.
Potrei poi citare l’avvio del processo di riforma della governance del Cosvig con l’ingresso della Regione nel capitale o il piano per gli investimenti sulla viabilità nelle aree geotermiche che produrrà risulti concreti nei prossimi anni.
A un certo punto però è cresciuta d’intensità la discussione e la preoccupazione attorno ad alcune nuove iniziative di operatori del settore.
Una preoccupazione fomentata anche dagli effetti della liberalizzazione prodotta dal centrodestra nel 2010 che ha generato un proliferare di iniziative private che hanno moltiplicato i focolai di tensione. Non mi stancherò mai di dirlo: in una materia come questa bisogna passare da un’impostazione fondata sulla liberalizzazione a un più forte ruolo della programmazione pubblica. Del resto il tentativo di individuare le “aree non idonee” va in questa direzione.
Ma torniamo alla crescita della dialettica a cui facevo riferimento sopra.
In ragione di ciò si apre un confronto tra il gruppo del PD, la Giunta e il Presidente Rossi.
Tutti convenimmo sulla necessità usare gli spazi che l’ordinamento riserva alla Regione per assumere un’iniziativa legislativa sulla materia.
Gli obiettivi erano molteplici: quello di definire un quadro di riferimento ridimensionando la componente negoziale che spesso in passato è stata condizionata dall’asimmetria dei rapporti di forza tra le parti; quello di dare una stretta su alcuni parametri ambientali; quello di vincolare i gestori a presentare progetti di sviluppo legati all’uso del calore e del l’anidride carbonica.
L’evoluzione però non è stata semplice.
Da una parte marciavano i procedimenti amministrativi, dall’altra la legge tardava ad arrivare.
A un certo con i colleghi Marras, Scaramelli e Baccelli abbiamo presentato una proposta di legge per una nuova moratoria di sei mesi con l’obiettivo di evitare che venissero concesse autorizzazioni prima della definizione del nuovo quadro normativo.
Sapevamo che difficilmente avremmo avuto i numeri per approvarla, ma l’iniziativa è servita a far riprendere il cammino verso la nuova normativa.
A novembre è arrivata dalla Giunta la proposta di legge.
Da lì è partito un serio e serrato lavoro di approfondimento, di ascolto di confronto che ha visto protagonisti da una parte la Commissione Ambiente e dall’altro il Gruppo del Pd. La proposta era una buona base di partenza, ma ritenevamo che andasse irrobustita.  Questo abbiamo fatto fino all’ultimo minuto prima dell’approvazione che è avvenuta questa mattina.  Dalla commissione, grazie al contributo decisivo del Pd, è uscito un testo più strutturato che richiama all’uso delle migliori tecnologie per ridurre le emissioni e che soprattutto mette un limite molto stringente ai fermi impianto e degli abbattitori.
Si rafforzano i limiti sull’emissione di alcune sostanze, mentre per il resto si continua a far riferimento alla normativa vigente Si rafforza il sistema dei controlli prevedendo l’accesso continuo in remoto da parte della Regione e campagne stagionali.
In Aula abbiamo condiviso con i colleghi Fattori, Sarti, Scaramelli e Spinelli un emendamento, poi approvato dal Consiglio che specifica la possibilità di accesso in remoto di ASL e Arpat. Viene esplicitamente prevista la coerenza al Piano Integrato Territoriale con l’obbligo di presentare appositi progetti per il corretto inserimento paesaggistico. Si stabilisce che per favorire lo sviluppo dell’economia circolare e dell’occupazione debbano essere presentati appositi progetti correlati all’uso di almeno il 50% del calore generato e di almeno il 10% della CO2 emessa.
È prevista una qualificazione del percorso per l’uso delle risorse attraverso il Cosvig, previa approvazione dei programmi da parte della Giunta.
Da rilevare poi che la norma non si limita a regolare le nuove autorizzazioni e concessioni, ma attribuisce alla Giunta il compito di promuovere intese con i gestori per ammodernare gli impianti esistenti in coerenza con i contenuti della nuova normativa.
Durante la seduta di stamani sono stati poi approvati altri due emendamenti: uno al preambolo, frutto del confronto tra me, Scaramelli, Fattori, Sarti e Spinelli, che riconosce la specificità dell’Amiata in termini di composizione dei fluidi ecc e la necessità di non innalzare le emissioni rispetto ai livelli attuali considerando gli effetti cumulativi degli stessi. Un altro presentato su proposta di Scaramelli, sottoscritto anche da me e Marras che sui termini delle norme transitorie per consentire di fare un lavoro più approfondito e adeguato rispetto ai procedimenti amministrativi in essere.
La nuova normativa è accompagna dall’approvazione di un ordine del giorno presentato dal gruppo del PD e poi approvato dal Consiglio. L’odg, da me in grado parte predisposto, prova a rispondere a una serie di esigenze emerse nella discussione e che non potevano essere ricomprese nel testo della legge.
Ne cito alcune:
– il riferimento al punto di equilibrio richiamato nel Paer per l’Amiata;
– l’attenzione agli effetti cumulativi e l’impegno a considerare nelle future intese, nella revisione degli atti di programmazione e nei percorsi valutativi, la necessità di migliorare progressivamente i livelli di sostenibilità complessiva;
– l’esigenza di far ricomprendere nelle future intese impegni in ricerca e innovazione finalizzati allo sviluppo di nuove tecnologie per il raggiungimento dei valori obiettivo stabiliti dalle normative per le emissioni;
– l’impegno a sostenere iniziative che migliorino ulteriormente il bilancio ambientale dei territori;
– la necessità di promuovere una strategia condivisa per l’attrazione di investimenti nelle aree geotermiche;
– il bisogno che la Giunta faccia precedere le eventuali nuove intese con i gestori da un confronto con le istituzioni locali, le parti sociali e i cittadini dei territori, con l’obiettivo di ricercare la massima condivisione.

Mi auguro che questa innovazione legislativa prodotta dalla Regione Toscana, possa essere anche assunta dal Governo nazionale per portare a soluzione positiva la questione degli incentivi. Così facendo, anche su questo punto potrebbe trovarsi una sintesi più avanzata tra attività connesse alla geotermia e la sostenibilità ambientale.

So bene quanto sia delicato il tema della geotermia e quanto siano molteplici le opinioni che vi ruotano attorno, ma abbiamo davvero fatto uno sforzo rilevante per provare a migliorare la situazione. La nuova legge è un elemento di avanzamento concreto, l’ordine del giorno segna la rotta su cui lavorare a partire dai prossimi giorni. So già che in tanti si diranno insoddisfatti, non mi sorprende, ma nessuno può negare che un passo avanti nella giusta direzione è stato fatto.

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DA SOLI SI VA PIU’ VELOCE. INSIEME SI VA PIU’ LONTANO.

Nei giorni scorsi ho sottoscritto, assieme ad altre 200 persone della provincia di Siena un appello a sostegno della candidatura di Nicola Zingaretti a Segretario Nazionale del Pd.

L’ho fatto per una serie di ragioni.
La prima riguarda la necessità per le forze democratiche e progressiste di fare i conti con una radicale mutazione di scenario che impone la messa in campo di una nuova agenda politica. Ha ragione Zingaretti quando dice che bisogna partire da quella che lui chiama “l’economia giusta”, ovvero il bisogno di mettere al centro “la persona” dando priorità alla lotta alle diseguaglianze e alla necessità di riattivare l’ascensore sociale. Così non solo si costruisce una società più equa e più coesa, ma si può iniziare un lavoro per prosciugare i giacimenti della rabbia e del rancore che altrimenti rischiano di minare anche la tenuta del tessuto democratico.
Intimamente connessa a tale ragionamento, c’é la battaglia che Zingaretti propone, “per una nuova Europa”. Battaglia che va messa in campo da subito, senso se e senza ma. L’U.E non può essere vista solo come il “guardiano dei conti”, tema importante ma che se affrontato da solo può minare la connessione tra istituzioni e popolo. Va costruito un movimento per gli Stati Uniti d’Europa e per politiche comunitarie che includano negli obiettivi da raggiungere la crescita, l’occupazione, l’ambiente, un nuovo modello di welfare, progetti per l’integrazione e strategie comuni in materia di difesa e sicurezza.
In secondo luogo condivido totalmente l’idea di Zingaretti, con la quale propone che il Pd debba essere protagonista della costruzione di un campo che includa forze sociali, civiche e quei movimenti che stanno tornando ad animare la società italiana. Un lavoro da fare con umiltà, generosità e apertura. Un lavoro che non può non partire dal riconoscimento degli errori fatti, non per trovare capri espiatori, ma per trarre quelle lezioni senza le quali é difficile ripartire.
La terza motivazione riguarda il fatto che Zingaretti questi argomenti non li ha solo enunciati, ma in questi anni ha provato a metterli in pratica nell’esperienza da amministratore.
Zingaretti ha vinto più volte, quando altri nel centrosinistra perdevano, ed é riuscito a coinvolgere forze oltre i confini del Pd.
È incoraggiante che all’appello senese abbiano aderito non solo donne e uomini che in passato hanno fatto scelte congressuali diverse, ma anche tanti non iscritti al Pd e molte persone che si erano allontanate negli anni scorsi e che ora hanno dato disponibilità a tornare ad impegnarsi per un nuovo progetto.
Intendiamoci, so che la fase é difficile, che nessuno ha la bacchetta magica e che Zingaretti non é il messia capace di dare tutte le risposte. Del resto per quanto mi riguarda, non abbiamo bisogno dell’uomo solo al comando, ma di un leader capace di includere, di fare squadra e di aggregare e di costruire luoghi che diano cittadinanza a tante energie che oggi si muovano fuori dal Pd.
Più che di un centravanti, abbiamo bisogno di un regista che faccia girare tutta la squadra valorizzando i potenziali di tutti i giocatori.
Io la vedo così e affronterò questa fase congressuale, che si é aperta ufficialmente ieri, con grande attenzione all’ascolto e al confronto con le ragioni altrui, rifuggendo da quelle logiche da tifoseria che non mi sono mai appartenute.

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Sulle competenze sulla bonifica nei comuni di Abbadia San Salvatore, Castell’Azzara, Piancastagnaio, Radicofani, San Casciano dei Bagni e Sorano.

Tempo fa avevo presentato un’interrogazione per sapere a che punto sia il confronto  tra Regione Toscana e Regione Lazio in merito alle competenze sulla bonifica nei comuni di Abbadia San Salvatore, Piancastagnaio, San Casciano dei Bagni, Radicofani e in alcune realtà del grossetano. Trattandosi di territori di confine, sono sotto la competenza dei Consorsi laziali, mentre il desiderio è di essere ricompresi con gli altri comuni toscani. Mi è arrivata la risposta della Giunta, qui potete leggere il testo integrale. La buona notizia è che finalmente sono previsti 280 mila euro di lavori di manutenzioni sui corsi d’acqua dei comuni sopra citati. Inoltre l’assessorato all’ambiente mi fa sapere di aver preso contatti con l’omologo laziale per definire i contenuti dell’accordo tra consorzi e venire incontro alle richieste dei Comuni interessati. Vi terrò informati sugli sviluppi.

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CONGRESSO PD TOSCANA ERRARE È UMANO, PERSEVERARE È DIABOLICO

Lo dico chiaramente. Il modo con cui si sta sviluppando il percorso congressuale del  Pd toscano rischia seriamente di non essere all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte. Si profila l’ennesima conta senza confronto sui contenuti. Una liturgia che riguarda qualche decina di dirigenti che si compongono, si scompongono e si ricompongono in funzione degli assetti presenti e futuri (parecchio presunti), senza nessuna connessione con la realtà. L’unitá trovata sulla candidatura Bonafé é solo una convergenza di facciata. Lo dimostrano platealmente la possibilità che i sui sostenitori si dividano in più liste e l’assenza di una piattaforma programmatica condivisa.
La nostra gente assiste disorienta e preoccupata, ad eccezione di qualche tifoseria irriducibile che si é già collocata in curva con striscioni, bandiere, poster, cori e tamburi. Peccato che non siamo allo stadio.
In diversi abbiamo provato a chiedere un supplemento di riflessione nelle settimane scorse, ma non siamo stati ascoltati.
E non ci si nasconda dietro le regole e l’esigenza di avere rapidamente organismi pienamente legittimati.
Temi reali, ma che potevano essere affrontati diversamente.
Nessuno vietava una fase preliminare di ascolto dei circoli, di confronto con i nostri amministratori locali e di approfondimento con i mondi dei saperi, della cultura e della rappresentanza sociale.
Il punto cruciale oggi per il Pd toscano a mio avviso sarebbe stato la costruzione almeno di un canovaccio condiviso per affrontare la rottura storica alla quale siamo di fronte.
Un minimo comune denominatore, sul quale le differenti opzioni avrebbero potuto dare vita ad una dialettica virtuosa. E invece no, salvo rare e lodevoli eccezioni, si é andati avanti ragionando solo sugli schemi di gioco e non ricercando un confronto sulla situazione della Toscana e del Pd.
L’unico sussulto positivo di questi mesi é la definizione di un piano condiviso tra il Pd e Rossi per affrontare gli ultimi 18 mesi della legislatura Regionale.
Il compito del congresso però dovrebbe essere quello di guardare oltre l’immediato e delineare una prospettiva.
La sensazione é che non ci sia la consapevolezza della rottura storica alla quale siamo di fronte. Servirebbe un’innovazione radicale che superasse lo schema del renzismo e dell’anti renzismo. E invece quello schema persevera. Da una parte si ha la sensazione del disco sempre piú rotto, dall’altra sembra che si punti a una sorta di contro-rottamazione, come se la soluzione dei problemi fosse solo sostituire qualche dirigente che ci sta sulle scatole. E poi su tutti fronti dilaga il politicismo e non la voglia di costruire un nuovo progetto.
Intendiamoci chi é senza peccato scagli la prima pietra. Errori li abbiamo fatti tutti, ma almeno dovremmo evitare di ripeterli e trarre qualche lezione da ciò che sta avvenendo.
Io credo che il congresso prima di tutto, dovrebbe mettere il piedi nel piatto su alcune questioni di merito e non limitarsi a una conta nominalistica.

Faccio alcuni esempi.

A mio avviso esiste anche in Toscana un problema di sotto-retribuzione e di precarizzazione estrema che riguarda la dignità calpestata di migliaia di persone soprattutto giovani. Questa é una delle cause dell’emergere anche da noi di disuguaglianze nella distribuzione del reddito e della ricchezza.
Mi riferisco all’esternalizzazione con gare al massimo ribasso di parti del processi produttivi e di alcuni servizi, con conseguenze che si scaricano sui lavoratori, alle cooperative finte, all’uso distorto di alcune forme contrattuali, all’assenza di tutele per i lavoratori della gig economy, ecc. Per non parlare di fenomeni di caporalato, di economia sommersa, ecc. E non si dica che questo é effetto della crisi. Ciò avviene anche in settori e territori che hanno avuto andamenti positivi e questo dimostra come ci sia iniquità nell’allocazione delle risorse. Qualcuno potrebbe dire che questi fenomeni sono sempre esistiti. È vero, ma prima erano marginali, erano imperfezioni fisiologiche del mercato del lavoro. Ora siamo alla patologia, nel senso che crescono progressivamente le persone sottopagate rispetto al lavoro che svolgono. Queste persone non vedono nei soggetti della rappresentanza politica e sociale degli interlocutori in grado di aiutarli a migliorare le proprie condizioni di vita. Spesso entrano in competizione con l’immigrato che é disposto a lavorare in contesti peggiorativi. È assai probabile che queste persone siamo andate e vadano ad ingrossare le file della protesta e del populismo. Forse il Pd toscano dovrebbe fare un giro tra i lavoratori che operano nei magazzini, nei trasporto merci, nei call center, nelle consegne a domicilio, nelle pulizie, nelle strutture turistiche, in agricoltura, tra gli interinali di tanti comparti, ecc. Ovviamente non voglio generalizzare. So bene che ci sono tante imprese serie che subiscono la competizione di soggetti scorretti.
Forse servirebbe una grande indagine sul lavoro in Toscana con l’obiettivo di assicurare le basi conoscitive per un nuovo patto sociale che dovrebbe avere tra le priorità il contrasto al lavoro sotto pagato e alle forme di concorrenza sleale. Il tutto nella consapevolezza dei limiti dettati dai diversi livelli di competenza regionale e nazionale.

Ho voluto citare questa tematica perché é emblematica di come anche in Toscana l’ascensore sociale per tante persone abbia cominciato a scendere verso il basso generando insicurezza e rabbia. Si é interrotta così, nonostante qualche timido segnale di ripresa economica, quella capacità di generare quella graduale diffusione del benessere che aveva caratterizzato per 60 anni l’azione della sinistra e del centrosinistra in Toscana.

Un’altra questione centrale ed invece sottovalutata é quella delle aree interne, dove alle disparità economiche, si sommano quelle territoriali. Mi riferisco alla difficoltà ad accedere ai servizi che si sta manifestando nei contesti rurali e montani. Penso ad esempio ai processi di razionalizzazione che interessano i trasporti pubblici, le reti scolastiche, gli uffici postali e gli sportelli bancari. Per non parlare delle condizioni dei piccoli comuni e delle reti viarie gestite dalle province. Non credo sia un caso se dalle analisi dell’Osservatorio Elettorale toscano emerge che le peggiori performance del centrosinistra rilevate il 4 marzo scorso si hanno nei comuni sotto i 3000 abitanti. Del resto alcuni studiosi segnalano come anche su scala internazionale i populismi e i sovranismi attecchiscono prima nei territori periferici e come ci sia un nesso tra questo e gli effetti del combinato disposto tra crisi e cambiamenti. Forse il Pd dovrebbe proporre un piano per le aree interne della Toscana. Questo servirebbe anche a dare il senso di un’attenzione a tutte le zone della regione, nessuna esclusa.

A ciò si lega anche l’incertezza che da anni contraddistingue l’ ordinamento delle autonomie locali a partire dalla vicenda delle province. In una Regione dove da sempre il consenso del centrosinistra é stato legato a filo doppio al buon governo degli enti locali l’instabilità a cui abbiamo condannato le istituzioni territoriali, sommata ai tagli di risorse ci ha fatto pagare prezzi non banali nel rapporto con i cittadini. Anche l’approccio al tema fusioni/unioni consiglierebbe una verifica. Così come andrebbe recuperata la dimensione collaborativa nel rapporto tra gli enti locali e tra questi e la regione. Una dimensione che storicamente aveva rappresentato un valore aggiunto e che é stata progressivamente sostituita da un approccio competitivo e spesso conflittuale anche tra enti amministrati dal Pd. Insomma anche queste questioni meriterebbero una proposta organica da parte del Pd toscano.

In questo quadro andrebbe collocato un rilancio dell’elaborazione sui processi partecipativi. Tema sul quale la Toscana aveva fatto da apripista nel decennio scorso e rispetto al quale l’attenzione si é affievolita proprio mentre si acuiva la crisi dei soggetti della rappresentanza tradizionale. Così abbiamo lasciato spazio spinte particolaristiche che hanno preso il sopravvento rispetto a scelte strategiche che appaiono calate dall’alto. Senza capacità di coniugare partecipazione e decisione, la visione d’insieme e l’interesse generale non diventano patrimonio collettivo.

Altra questione sulla quale servirebbe uscire da un approccio ondivago ed estemporaneo é quella del rapporto tra pubblico e privato nella governance dei servizi pubblici locali, da legare al tema della dimensione ottimale degli ambiti di gestione degli stessi. Questioni su cui ci sono forti tensioni nel sistema istituzionale toscano e che sono diventate terreno d’iniziativa dei nostri avversari, Per questo, anche qui, servirebbero un approfondimento di merito, un confronto e nuova proposta del nostro partito.

E poi non possiamo non affrontare il congresso del Pd toscano senza mettere in condizione iscritti ed elettori di discutere sull’immigrazione. A me ha colpito come, secondo alcune ricerche, nelle ex regioni rosse la discrasia tra realtà e percezione dei cittadini rispetto a questa problematica sia tra le più alte in Europa. Ciò significa che alle radici della rottura del trend elettorale storico, c’é anche una profonda rottura culturale che attraversa la società toscana. Che facciamo? Continuiamo ad oscillare tra un approccio ideale slegato dalla realtà e la rincorsa della destra? O forse sarebbe il caso che dal congresso regionale del Pd emergesse una proposta che a mio avviso dovrebbe prevedere un piano per l’integrazione, la cittadinanza, il governo e il controllo dei flussi, il rispetto rigoroso della legalità, la tolleranza zero verso tutti i fenomeni criminali. Una strategia fondata su diritti e doveri, sottolineo anche doveri per coloro che noi giustamente accogliamo. Sono molto d’accordo con quanto affermato da Beppe Sala nei giorni scorsi.

Ho posto a titolo di esempio alcune questioni programmatiche che dovrebbero essere al centro del nostro dibattito, ma ce ne sarebbero molte altre meritevoli di attenzione. Penso al tema del diritto alla salute, dello sviluppo e al rapporto tra Toscana ed Europa.

Bisognerebbe che dal congresso emergesse anche un’idea su come affrontare i passaggi del 2019 e del 2020. Ci affidiamo solo alla corrida dei candidati o si pensa che serva anche altro? Si discute solo del nome e di virate politiciste al centro o a sinistra o serve qualcosa di più?
Io credo che il Pd debba rispondere a un imperativo categorico.
Costruire qualcosa di più grande rispetto a ciò che rappresenta oggi il Pd.
Dobbiamo prendere atto che il perimetro del consenso del nostro partito sta subendo in Toscana una contrazione strutturale e non si può rispondere a questa situazione con coalizioni vecchio stampo, semplicemente perché non esistono quasi più nei territori soggetti politico-elettorali realmente rappresentativi.
Allora io credo che bisogna inventare qualcosa di nuovo, passando anche da vere e proprie sperimentazioni sul campo. Non esistono modelli precostituiti, ma si può immaginare un metodo che punti a costruire alleanze politiche, sociali civiche costruendo quanto prima comitati aperti a non iscritti ai partiti in tutti i comuni. E verso le elezioni regionali del 2020 occorrerebbe pensare a un comitato promotore di un’Alleanza Democratica per la Toscana composto in via prevalente da forze esterne ai partiti collegati a comitati da costituire in ogni comune. Il compito di questa Alleanza dovrebbe essere quello di definire il programma e attraverso regole condivise scegliere il candidato presidente. A me non spaventa l’idea di una cessione di sovranità a un soggetto più largo. Così come affronterei con coraggio alcune tematiche che hanno contribuito al successo del M5S, penso alle questioni della partecipazione, della trasparenza, della legalità, della sostenibilità, del rafforzamento del ruolo pubblico in materia di grandi servizi. Considerare il quadro politico in modo statico a mio avviso é un errore, noi dovremmo lavorare per modificarlo aprendo anche contraddizioni nel campo altrui. Può darsi che i miei siano ragionamenti sbagliati, ma il congresso regionale non può non pronunciarsi su queste questioni.

In un congresso poi non si può non discutere delle gravi condizioni in cui versa la struttura organizzativa del partito. Ci rassegniamo al progressivo deperimento o inventiamo qualcosa?
Sarebbe utile misurarsi con qualche proposta innovativa, con un’idea di riforma dello statuto a partire dalle modalità con le quali si svolgono i congressi.
Massimo Cacciari ad esempio ha rispolverato una sua vecchia idea che ho sempre ritenuto meritevole di attenzione. Quella del partito a forte impronta federale. E se dalla Toscana partisse una battaglia per il protagonismo dei territori e il ridimensionamento delle peso delle filiere correntizie nazionali? In questi anni abbiamo pagato un prezzo legato alla subalternità ai capi corrente che ha mortificato l’autonomia dei livelli territoriali del partito, non dimentichiamocelo.

Fatti tutti questi ragionamenti si arriva a un bivio. Proporre di disertare il congresso o sostenere la candidatura di Valerio Fabiani provando ancora una volta a dare battaglia dall’interno. Non nego che sono stato in questi giorni molto attratto dalla prima opzione. Gli effetti però sarebbero dirompenti e distruttivi. Siccome credo che il Pd abbia ancora la possibilità di riscattarsi penso che il modo migliore per portare avanti le idee che prima ho provato a rappresentare, sia quello di provare a sostenere l’impegno di Fabiani.
Con Valerio ci siamo confrontati spesso in questi mesi e non sempre siamo stati allineati. Anche in queste settimane c’é stato qualche punto di vista diverso, come si può comprendere anche da quanto detto in premessa e dal fatto che non ho sottoscritto la sua candidatura.
Detto questo non posso non apprezzare il fatto che Valerio si sia battuto con forza per avere un congresso diverso da quello che ci apprestiamo a celebrare.
Così come non posso non evidenziare come, per ora, solo la sua candidatura sia accompagnata da una bozza di documento che rappresenta una buona base di partenza per arrivare ad una piattaforma programmatica più compiuta. Una traccia che potrá essere ulteriormente arricchita nelle prossime settimane.
E poi c’é la vicinanza valoriale, elemento questo per me di non poco conto.
A Valerio Fabiani chiedo però due cose.
La prima é quella di fare proposte che segnino la rottura degli schemi congressuali dei passati congressi. Renzismo e anti renzismo sono due facce della stessa medaglia. Bisogna andare oltre per non rimanere prigionieri di schemi vecchi e rigidi. Dobbiamo guardare avanti e avere il coraggio di navigare in mare aperto, senza approcci nostalgici e logiche di rivalsa.
La seconda riguarda la necessità di mettere i piedi nel piatto delle questioni di merito. Va lanciata nei prossimi giorni un’offensiva fatta di proposte sull’idea di Toscana, su come affrontare i passaggi del 2019 e del 2020, su come realizzare una nuova forma partito. Non basta dire cosa non va, bisogna anche indicare una direzione di marcia.

Mi auguro che Valerio Fabiani si muova in questo senso. Così facendo creerebbe le condizioni affinché tante persone, che oggi sono alla finestra, possano dare una mano a un progetto di cambiamento.
Spero che ciò avvenga anche perché in politica contano i contenuti, ma contano tanto anche i segnali. Solo con un buon risultato di Fabiani si può trasmettere il messaggio che va aperta una nuova fase.
Chi non vuole cogliere questo aspetto, non venga poi a lamentarsi a cose fatte.

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