Ora c’è da fare, avevo scritto quindici giorni fa rimandando ogni commento sulle amministrative e sulle europee.
C’era da fare a Colle dove ci aspettava il ballottaggio. La sfida più delicata e più importante della tornata elettorale 2019 in provincia di Siena. La sfida che avrebbe tracciato il segno nel bilancio da compiere su questa fase politica. Alessandro Donati e il grande lavoro di squadra che lo ha sostenuto ci hanno consegnato una straordinaria vittoria che chiude il cerchio rispetto a un quadro che, in gran parte dei comuni, si era delineato già come positivo il 9 giugno scorso. Complimenti, dunque ad Alessandro, a tutti i sindaci e a tutti i consiglieri neoeletti. Grazie ai candidati che non ce l’hanno fatta, perché comunque ci consegnano un patrimonio da cui ripartire per le sfide future. Grazie anche ai tanti volontari che si soni messi a disposizione con spirito di servizio.
Cosa ci dice questa tornata amministrativa in provincia di Siena e non solo? Che bravi candidati competenti, appassionati e capaci di stare tra le persone possono rappresentare un valore aggiunto in grado di ribaltare anche gli orientamenti politici-elettorali di fondo. Che l’unità del Pd è un requisito essenziale per essere competitivi. Che la costruzione di vaste alleanze democratiche, sociali e civiche è indispensabile per andare oltre i “confini troppo stretti” del consenso di partito. Andare oltre questi “confini troppo stretti” significa aprire a nuove energie e recuperare quei mondi che negli anni scorsi si erano allontanati da noi. Non solo dunque, aggregazioni di soggetti politici, ma anche capacità di dare protagonismo a realtà e persone collocate al di fuori di essi.
Sono contento che in provincia di Siena, si sia stati tra i primi con l’elezione di Andrea Valenti a intraprendere convintamente e diffusamente la strada della costruzione di alleanze democratiche, sociali e civiche per rigenerare il centrosinistra. Così come è stata importante la scelta di dare vita a un governo unitario del Pd provinciale.
Ovviamente non mi sfugge come queste condizioni non si siano create nel passaggio elettorale del capoluogo dove le note criticità non consentirono di costruire un progetto con i connotati sopra menzionati. Oggi, l’elezione d Massimo Roncucci alla guida del PD cittadino puó rappresentare un’occasione imperdibile, per un’analisi seria sulle vicende di questi anni, per aprire la costituente di un nuovo centrosinistra, per definire un nuovo profilo organizzativo del partito. per costruire una piattaforma programmatica in grado prima di orientare la battaglia di opposizione e poi di porre le basi di un nuovo progetto di governo per Siena.
Gli stessi risultati, in gran parte positivi della Toscana, consiglierebbero di arrivare rapidamente a un governo unitario del partito regionale e all’apertura di un cantiere per la costruzione di una vasta alleanza democratica per la Toscana aperta a tutte le forze del centrosinistra e alle realtà civiche, sociali e culturali della regione. Guai se lo spiraglio di luce che abbiamo intravisto nei nostri territori producesse un abbaglio inducendo in forzature e ritorni alla logica dell’autosufficienza. Uno degli elementi da evidenziare in questa fase è proprio l’avvio di un percorso di uscita dall’isolamento del Pd che soprattutto nella dinamiche locali ci ha consentito di ricostruire connessioni con mondi esterni. Ora non dobbiamo fare l’errore di tornare indietro. Per affrontare la sfida del 2020 servono da una parte apertura, generosità e umiltà e dall’altra un’innovazione con forti radici popolari.
Consentitemi anche qualche considerazione sulle europee e sul dato nazionale.
1. Le elezioni europee hanno smentito la tesi secondo la quale il PD era morto.
2. L’asse populista in Italia si sposta pericolosamente a destra
3. Le componenti democratiche ed europeiste sono ancora in grande maggioranza nel parlamento dell’Unione.
4. Permangono elementi di forte crisi di forze tradizionali nel Pse e nel Ppe, insieme ad elementi di novità come il successo dei Verdi in alcuni stati. Questo consiglierebbe un lavoro per costruire anche in Europa un campo largo di forze democratiche e progressiste. Anche tra i partiti socialisti tuttavia si intravede qualche segnale interessante vedi i dati emersi dalla Spagna e più recentemente dalla Danimarca.
5. Le elezioni amministrative viste dal punto di vista nazionale ci evidenziano un quadro che, pur con sconfitte dolorose, segna una prima inversione di tendenza rispetto a un ciclo tendenzialmente negativo che durava da anni soprattutto nei ballottaggi.
6. In Europa e in Italia ci manca un programma fondamentale che ci faccia passare dalla difesa, all’attacco. Un programma basato su alcune idee-forza che tengano assieme questione democratica, questione sociale e questione ambientale. Idee-forza che dovrebbero essere in grado di parlare al ceto medio impoverito, alle classi meno abbienti e alle giovani generazioni.
Questa è la sfida che avrà di fronte Zingaretti nei prossimi mesi. Costruire alleanze vaste è importante, riallacciare rapporti con i corpi intermedi è condivisibile, ridurre il carico di ostilità nei confronti del Pd è giusto, ma ora ci serve qualche progetto di riformismo radicale che riesca davvero a mettere le radici tra le persone. Il piano di lavoro che il segretario nazionale ha anticipato qualche giorno fa a La Repubblica va in questa direzione.

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