Da tanti anni seguo le vicende della geotermia, sia in virtù dei ruoli istituzionali e politici, sia per la conoscenza diretta dei territori interessati. Da un parte l’area “tradizionale”, dall’altra l’Amiata, ognuna con le proprie peculiarità.

Si tratta di una materia che ha visto storicamente esprimere, nel rapporto con le comunità locali, opinioni diverse e momenti di dialettici, spesso anche aspri.
In questo quadro il compito del riformismo che si misura con la realtà, deve essere quello di evitare logiche ideologiche, pregiudizi, tifoserie, per provare a trovare punti di equilibrio sempre più avanzati nel solco dello sviluppo sostenibile.
Questo è sempre stato il mio approccio al tema e questo è quello che il Gruppo Consiliare del PD in Regione ha provato a fare in questi anni.
Uno dei primi atti della legislatura in corso è stato la presentazione della risoluzione con la quale si è aperto il percorso per l’individuazione delle cosiddette “aree non idonee”, come avvenuto in precedenza per per la produzione di energia da altre fonti. Un percorso complicato, ostico e accompagnato da molte diffidenze anche per le oggettive difficoltà tecnico-giuridiche. Un percorso che ha fatto passi avanti e rispetto al quale mi auguro che la Giunta ci metta in condizione di definirlo in tutti gli aspetti entro la fine della legislatura.
Potrei poi citare l’avvio del processo di riforma della governance del Cosvig con l’ingresso della Regione nel capitale o il piano per gli investimenti sulla viabilità nelle aree geotermiche che produrrà risulti concreti nei prossimi anni.
A un certo punto però è cresciuta d’intensità la discussione e la preoccupazione attorno ad alcune nuove iniziative di operatori del settore.
Una preoccupazione fomentata anche dagli effetti della liberalizzazione prodotta dal centrodestra nel 2010 che ha generato un proliferare di iniziative private che hanno moltiplicato i focolai di tensione. Non mi stancherò mai di dirlo: in una materia come questa bisogna passare da un’impostazione fondata sulla liberalizzazione a un più forte ruolo della programmazione pubblica. Del resto il tentativo di individuare le “aree non idonee” va in questa direzione.
Ma torniamo alla crescita della dialettica a cui facevo riferimento sopra.
In ragione di ciò si apre un confronto tra il gruppo del PD, la Giunta e il Presidente Rossi.
Tutti convenimmo sulla necessità usare gli spazi che l’ordinamento riserva alla Regione per assumere un’iniziativa legislativa sulla materia.
Gli obiettivi erano molteplici: quello di definire un quadro di riferimento ridimensionando la componente negoziale che spesso in passato è stata condizionata dall’asimmetria dei rapporti di forza tra le parti; quello di dare una stretta su alcuni parametri ambientali; quello di vincolare i gestori a presentare progetti di sviluppo legati all’uso del calore e del l’anidride carbonica.
L’evoluzione però non è stata semplice.
Da una parte marciavano i procedimenti amministrativi, dall’altra la legge tardava ad arrivare.
A un certo con i colleghi Marras, Scaramelli e Baccelli abbiamo presentato una proposta di legge per una nuova moratoria di sei mesi con l’obiettivo di evitare che venissero concesse autorizzazioni prima della definizione del nuovo quadro normativo.
Sapevamo che difficilmente avremmo avuto i numeri per approvarla, ma l’iniziativa è servita a far riprendere il cammino verso la nuova normativa.
A novembre è arrivata dalla Giunta la proposta di legge.
Da lì è partito un serio e serrato lavoro di approfondimento, di ascolto di confronto che ha visto protagonisti da una parte la Commissione Ambiente e dall’altro il Gruppo del Pd. La proposta era una buona base di partenza, ma ritenevamo che andasse irrobustita.  Questo abbiamo fatto fino all’ultimo minuto prima dell’approvazione che è avvenuta questa mattina.  Dalla commissione, grazie al contributo decisivo del Pd, è uscito un testo più strutturato che richiama all’uso delle migliori tecnologie per ridurre le emissioni e che soprattutto mette un limite molto stringente ai fermi impianto e degli abbattitori.
Si rafforzano i limiti sull’emissione di alcune sostanze, mentre per il resto si continua a far riferimento alla normativa vigente Si rafforza il sistema dei controlli prevedendo l’accesso continuo in remoto da parte della Regione e campagne stagionali.
In Aula abbiamo condiviso con i colleghi Fattori, Sarti, Scaramelli e Spinelli un emendamento, poi approvato dal Consiglio che specifica la possibilità di accesso in remoto di ASL e Arpat. Viene esplicitamente prevista la coerenza al Piano Integrato Territoriale con l’obbligo di presentare appositi progetti per il corretto inserimento paesaggistico. Si stabilisce che per favorire lo sviluppo dell’economia circolare e dell’occupazione debbano essere presentati appositi progetti correlati all’uso di almeno il 50% del calore generato e di almeno il 10% della CO2 emessa.
È prevista una qualificazione del percorso per l’uso delle risorse attraverso il Cosvig, previa approvazione dei programmi da parte della Giunta.
Da rilevare poi che la norma non si limita a regolare le nuove autorizzazioni e concessioni, ma attribuisce alla Giunta il compito di promuovere intese con i gestori per ammodernare gli impianti esistenti in coerenza con i contenuti della nuova normativa.
Durante la seduta di stamani sono stati poi approvati altri due emendamenti: uno al preambolo, frutto del confronto tra me, Scaramelli, Fattori, Sarti e Spinelli, che riconosce la specificità dell’Amiata in termini di composizione dei fluidi ecc e la necessità di non innalzare le emissioni rispetto ai livelli attuali considerando gli effetti cumulativi degli stessi. Un altro presentato su proposta di Scaramelli, sottoscritto anche da me e Marras che sui termini delle norme transitorie per consentire di fare un lavoro più approfondito e adeguato rispetto ai procedimenti amministrativi in essere.
La nuova normativa è accompagna dall’approvazione di un ordine del giorno presentato dal gruppo del PD e poi approvato dal Consiglio. L’odg, da me in grado parte predisposto, prova a rispondere a una serie di esigenze emerse nella discussione e che non potevano essere ricomprese nel testo della legge.
Ne cito alcune:
– il riferimento al punto di equilibrio richiamato nel Paer per l’Amiata;
– l’attenzione agli effetti cumulativi e l’impegno a considerare nelle future intese, nella revisione degli atti di programmazione e nei percorsi valutativi, la necessità di migliorare progressivamente i livelli di sostenibilità complessiva;
– l’esigenza di far ricomprendere nelle future intese impegni in ricerca e innovazione finalizzati allo sviluppo di nuove tecnologie per il raggiungimento dei valori obiettivo stabiliti dalle normative per le emissioni;
– l’impegno a sostenere iniziative che migliorino ulteriormente il bilancio ambientale dei territori;
– la necessità di promuovere una strategia condivisa per l’attrazione di investimenti nelle aree geotermiche;
– il bisogno che la Giunta faccia precedere le eventuali nuove intese con i gestori da un confronto con le istituzioni locali, le parti sociali e i cittadini dei territori, con l’obiettivo di ricercare la massima condivisione.

Mi auguro che questa innovazione legislativa prodotta dalla Regione Toscana, possa essere anche assunta dal Governo nazionale per portare a soluzione positiva la questione degli incentivi. Così facendo, anche su questo punto potrebbe trovarsi una sintesi più avanzata tra attività connesse alla geotermia e la sostenibilità ambientale.

So bene quanto sia delicato il tema della geotermia e quanto siano molteplici le opinioni che vi ruotano attorno, ma abbiamo davvero fatto uno sforzo rilevante per provare a migliorare la situazione. La nuova legge è un elemento di avanzamento concreto, l’ordine del giorno segna la rotta su cui lavorare a partire dai prossimi giorni. So già che in tanti si diranno insoddisfatti, non mi sorprende, ma nessuno può negare che un passo avanti nella giusta direzione è stato fatto.

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