Nei giorni scorsi ho sottoscritto, assieme ad altre 200 persone della provincia di Siena un appello a sostegno della candidatura di Nicola Zingaretti a Segretario Nazionale del Pd.

L’ho fatto per una serie di ragioni.
La prima riguarda la necessità per le forze democratiche e progressiste di fare i conti con una radicale mutazione di scenario che impone la messa in campo di una nuova agenda politica. Ha ragione Zingaretti quando dice che bisogna partire da quella che lui chiama “l’economia giusta”, ovvero il bisogno di mettere al centro “la persona” dando priorità alla lotta alle diseguaglianze e alla necessità di riattivare l’ascensore sociale. Così non solo si costruisce una società più equa e più coesa, ma si può iniziare un lavoro per prosciugare i giacimenti della rabbia e del rancore che altrimenti rischiano di minare anche la tenuta del tessuto democratico.
Intimamente connessa a tale ragionamento, c’é la battaglia che Zingaretti propone, “per una nuova Europa”. Battaglia che va messa in campo da subito, senso se e senza ma. L’U.E non può essere vista solo come il “guardiano dei conti”, tema importante ma che se affrontato da solo può minare la connessione tra istituzioni e popolo. Va costruito un movimento per gli Stati Uniti d’Europa e per politiche comunitarie che includano negli obiettivi da raggiungere la crescita, l’occupazione, l’ambiente, un nuovo modello di welfare, progetti per l’integrazione e strategie comuni in materia di difesa e sicurezza.
In secondo luogo condivido totalmente l’idea di Zingaretti, con la quale propone che il Pd debba essere protagonista della costruzione di un campo che includa forze sociali, civiche e quei movimenti che stanno tornando ad animare la società italiana. Un lavoro da fare con umiltà, generosità e apertura. Un lavoro che non può non partire dal riconoscimento degli errori fatti, non per trovare capri espiatori, ma per trarre quelle lezioni senza le quali é difficile ripartire.
La terza motivazione riguarda il fatto che Zingaretti questi argomenti non li ha solo enunciati, ma in questi anni ha provato a metterli in pratica nell’esperienza da amministratore.
Zingaretti ha vinto più volte, quando altri nel centrosinistra perdevano, ed é riuscito a coinvolgere forze oltre i confini del Pd.
È incoraggiante che all’appello senese abbiano aderito non solo donne e uomini che in passato hanno fatto scelte congressuali diverse, ma anche tanti non iscritti al Pd e molte persone che si erano allontanate negli anni scorsi e che ora hanno dato disponibilità a tornare ad impegnarsi per un nuovo progetto.
Intendiamoci, so che la fase é difficile, che nessuno ha la bacchetta magica e che Zingaretti non é il messia capace di dare tutte le risposte. Del resto per quanto mi riguarda, non abbiamo bisogno dell’uomo solo al comando, ma di un leader capace di includere, di fare squadra e di aggregare e di costruire luoghi che diano cittadinanza a tante energie che oggi si muovano fuori dal Pd.
Più che di un centravanti, abbiamo bisogno di un regista che faccia girare tutta la squadra valorizzando i potenziali di tutti i giocatori.
Io la vedo così e affronterò questa fase congressuale, che si é aperta ufficialmente ieri, con grande attenzione all’ascolto e al confronto con le ragioni altrui, rifuggendo da quelle logiche da tifoseria che non mi sono mai appartenute.

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