Sento il bisogno, anche per le tante richieste di chiarimento pervenutemi, di socializzare con voi i dubbi, le preoccupazioni e l’inquietudine che mi ha lasciato una questione che oggi é stato all’ordine del giorno del Consiglio Regionale. Mi riferisco alla delibera e agli atti collegati relativi all’indizione del referendum consultivo sulla proposta di legge popolare per la fusione dei comuni di Asciano e Rapolano Terme attraverso la costituzione del nuovo comune denominato Crete Senesi. Dico subito che ho votato in coerenza agli indirizzi del Gruppo Pd per disciplina di partito. Nella riunione dei consiglieri del Partito Democratico ho espresso tutte le mie valutazioni critiche sulla questione e mi scuso con i colleghi se in alcuni passaggi mi sono un po’ accalorato. Mi capita di rado, ma questa vicenda é davvero complicata e carica di rischi. Non nego che ho riflettuto seriamente sulla possibilità di dissociarmi formalmente dal voto del mio partito. Non l’ho fatto perché per me le regole di una comunità politica non sono un optional. C’é uno statuto, c’é un codice etico, c’é un regolamento che come consiglieri abbiamo condiviso all’inizio del mandato e tutto ciò per me ha un valore. Da anni faccio parte della minoranza interna e ho sempre interpretato questa mia collocazione manifestando il mio pensiero nella discussione e rispettando il principio di maggioranza nella proiezione istituzionale del partito. Tutto ciò, nonostante l’affievolirsi progressivo della dimensione collegiale nella vita democratica interna al Pd.

Dico anche che ho ben compreso lo sforzo che il Capogruppo Leonardo Marras e il Presidente della Commissione Affari Istituzionali Giacomo Bugliani hanno profuso per cercare di trovare un punto di sintesi al fine di sbrogliare una matassa intricatissima.
Il problema é che il punto di caduta individuato a mio avviso, spero di sbagliarmi, non si fonda su basi del tutto solide con il rischio di portare nell’instabilità il comune o i comuni interessati, producendo incertezza sui caratteri fondativi di un’articolazione dello Stato.
Provo a spiegarmi meglio.
Da una parte ci sono 2700 cittadini (un numero rilevante) che hanno sottoscritto una proposta di legge di iniziativa popolare per la fusione dei due comuni per dare vita al comune delle Crete Senesi. Il quorum di firme previsto dallo statuto é stato quindi superato e gli organi del Consiglio competenti in materia (Presidenza, ecc), nelle valutazioni fatte a monte e a valle del procedimento ne hanno dichiarato la procedibilitá. Qui si potrebbe aprire una prima riflessione sull’adeguatezza del progetto, del momento partecipativo e sul carattere che deve avere la fase istruttoria in questo frangente del percorso, ma su questo tornerò dopo.
Dall’altra parte, durante l’iter é emerso un problema per nulla banale che é stato sottovalutato, non solo dai proponenti, ma soprattutto, dai diversi soggetti politici e istituzionali che a vario titolo si interfacciavano con il tema ed erano più direttamente coinvolti nella questione.
Mi riferisco alla contestazione emersa dai comuni contermini e da parti del mondo economico sull’utilizzo della denominazione Crete Senesi per il comune che dovrebbe scaturire dalla fusione.
Contestazione che a mio avviso ha un fondamento perché tale denominazione chiama in causa un territorio più vasto di quello dei comuni coinvolti nel processo e indicazioni di origine di prodotto afferenti a un’area piú estesa di quella interessata.
Questo a mio avviso avrebbe consigliato un approfondimento in corso d’opera e una correzione/integrazione del progetto e del percorso. Il tutto nell’interesse dei cittadini in generale e dei proponenti in particolare.
Sono convinto che se su questo percorso ci fossero stati dei momenti di approfondimento collegiale in sede formale e informale si sarebbe potuto evitare questa pesante criticità sul percorso e l’eventuale referendum si sarebbe potuto svolgere in un quadro di linearità e chiarezza.
Così come é stato sbagliato far circolare ipotesi di soluzione semplicistica della questione, che erano però in pieno contrasto con la normativa.
Da rilevare che in questo contesto il fronte del No a questo percorso, pur muovendosi in ritardo rispetto al dipanarsi della vicenda, ha raccolto 1500 firme a Rapolano Terme contestando la proposta di fusione e testimoniando un ulteriore elemento di complessità.
Che succede ora.
Il Consiglio che in questa fase era chiamato a esprimersi sull’indizione o meno del referendum sulla proposta di legge (non su altri aspetti come é stato fatto erroneamente circolare) ha approvato la delibera di indizione della consultazione e un ordine del giorno collegato che, per cercare di rispondere da una parte all’istanza di partecipazione dei 2700 sottoscrittori e dall’altra alle criticità rilevanti emerse nel percorso esprime i seguenti indirizzi:
– il primo, a mio avviso positivo, che attribuisce la possibilità ai Consigli Comunali di esprimere una valutazione dopo il referendum e prima del pronunciamento del Consiglio Regionale. Questo é un elemento che spinge verso il vincolo del “51% in ogni comune” e raccoglie le istanze del Comune di Rapolano formalizzate in una mozione e se non sbaglio anche quelle di Asciano e dei diversi Comitati;
– il secondo con il quale il Consiglio si riserva, successivamente al referendum, la possibilità di intervenire sulla questione della denominazione sulla base della criticità emerse nel percorso e interloquendo con i soggetti interessati. Lo spirito di tale passaggio é comprensibile, ma credo non sfugga a nessuno il carattere controverso delle implicazioni che produce.
Se vince il Si e si mantiene la denominazione Crete Senesi si aprirà un fronte conflittuale con i comuni contermini e con segmenti del mondo economico.
Se vince il Si e, rispetto a quanto riportato nel quesito, si cambia la denominazione in fase di approvazione della legge istitutiva del nuovo comune, si apriranno fronti dialettici di natura politica e secondo alcuni anche di natura giuridica.
E qui sta quell’incertezza nella quale potrebbe entrare questa delicata vicenda istituzionale con implicazioni negative facilmente comprensibili. Qui stanno i miei dubbi, le mie preoccupazioni, le mie valutazioni critiche.
Lo ripeto una maggiore socializzazione della questione e più momenti di confronto preventivo sarebbero stati garanzia per le comunità interessate, ma anche per i proponenti che avrebbero potuto così sostenere un progetto senza che fosse impallinato dalle contestazioni prima richiamate.
È un’obiezione che rivolgo più alla gestione del percorso politico e istituzionale prima dell’approdo in Commissione, che al comitato promotore che alla fine si é mosso sulla base delle dichiarazioni di procedibilita avute dall’interno del Consiglio. Detto questo anche da parte dei promotori ci poteva essere un po’ più di attenzione e di capacità di coinvolgimento delle articolazioni sociali e istituzionali delle comunità interessate.
Come é noto io non sono contro le fusioni. In alcuni contesti mi sono speso palesemente a favore, in altri, dove dilagavano aspetto divisivi, ho raccomandato dei supplementi di riflessione o ho contribuito a trovare sintesi più avanzate.
Questo percorso andava gestito meglio.
Ora bisognerà prepararsi per tempo e in maniera meticolosa ai possibili scenari senza lasciare nulla al caso.
Alla fine, fatemelo dire, c’é da augurarsi che la volontà popolare faccia più chiarezza di quanto sia riuscito a fare il Consiglio Regionale.

Ps: dalle vicende complicate bisogna trarre lezione per migliorare l’apparato normativo.
Del resto la proposta di legge d’iniziativa popolare di cui parliamo é la prima che scaturisce dal nuovo impianto statutario e forse si sconta anche un po’ di noviziato sul tema.
Mi prendo l’impegno già dai prossimi giorni di fare una valutazione su una serie di aspetti, non escludendo un’iniziativa legislativa relativa ai seguenti aspetti:
– la congruità dell’articolazione progettuale che deve essere alla base di una pdl d’iniziativa popolare per la fusione di due o più comuni;
– la necessità di standard minimi di partecipazione e informazione preventivi rispetto all’avvio della raccolta firme, ad esempio prevedendo un periodo di pubblicità del progetto finalizzato a raccogliere osservazioni al fine di prevenire problematiche come quelle emerse nel percorso di cui sopra;
– stesso ragionamento di coinvolgimento e verifica preventiva dovrà essere fatto per i cambi di denominazione dei singoli comuni.
Credo anche, e l’ho detto in diverse sedi , che vada fatto un tagliando all’intera impostazione del Pd sulla materia, anche alla luce dell’esperienza di questi anni e del l’esito negativo del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016.

 

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