Simone Bezzini

Siena in Toscana, la Toscana a Siena

Giorno del Ricordo 2017

Oggi si celebra il Giorno del Ricordo, istituito dal Parlamento italiano con la legge 92 del 30 marzo 2004 “al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.

In Consiglio Regionale si è tenuta una seduta solenne. Vi segnalo l’intervento del Presidente Enrico Rossi sul Giorno del Ricordo 2017, che ho trovato particolarmente significativo.

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STRADE PROVINCIALI: SERVONO RISORSE PER LA GESTIONE

Anche a seguito del risultato del referendum che conferma la presenza delle Province all’interno della Costituzione, credo sia arrivato il momento di mettere le Amministrazioni provinciali in condizioni di poter svolgere le funzioni che sono loro rimaste, in particolare edilizia scolastica e – appunto – viabilità provinciale. Per questo  servono risorse e risposte dal livello centrale.

Alle Province rimane, infatti, la gestione, la manutenzione e la messa in sicurezza di 130 mila chilometri di strade a livello nazionale, ovvero oltre il 70% della rete viaria nazionale, di cui 38 mila (il 30%), sono strade montane (dati UPI), mentre per quanto riguarda la Toscana si parla  di 8 mila 200 chilometri di viabilità di interesse provinciale sul totale degli 11 mila chilometri di strade sul territorio toscano.

Su questo tema ho presentato una mozione in cui impegno la Giunta regionale ad assumere ulteriori iniziative, attraverso la Conferenza delle Regioni, nei confronti di Governo e  Parlamento, affinché vengano assicurate le risorse necessarie per la gestione della viabilità di competenza delle Amministrazioni Provinciali, al fine di garantire piena funzionalità e sicurezza di tali arterie, anche al fine di sostenere le pari opportunità tra i territori.

Ecco il testo della mozione.

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GEOTERMIA: UNA RISOLUZIONE PER DEFINIRE LE AREE NON IDONEE AGLI IMPIANTI

Questa settimana abbiamo approvato all’unanimità in Consiglio regionale una proposta di risoluzione “in merito alla definizione delle aree non idonee per l’installazione di impianti di produzione di energia geotermica in Toscana”.

Dopo un lungo lavoro condiviso con i territori, siamo arrivati a proporre un percorso per arrivare alla definizione delle aree non idonee all’installazione di impianti di produzione di energia geotermica in Toscana. Lo faremo coinvolgendo i Comuni interessati, nell’esclusivo interesse di  arrivare ad una buona sintesi e ad un punto di equilibrio tra occasione di sviluppo e tutela del territorio.

Sono convinto che la geotermia sia una grande opportunità per la Toscana, ma che al tempo stesso sia necessaria contemperarla con le esigenze di tutelare il pregio paesaggistico e ambientale.

La ‘zonazione‘ dovrà essere raggiunta attraverso una ricognizione che tenga conto sia dei vincoli esistenti di natura paesaggistica e ambientale, che della vocazione produttiva del territorio, a partire dalle produzioni agricole di particolare pregio. Saranno quindi i Comuni a individuare e proporre alla Regione, le aree non idonee allo sfruttamento dell’energia geotermica che dovranno comunque essere coerenti con le linee guida regionali.

Ecco il testo della risoluzione approvata sulle AREE NON IDONEE per l’installazione di impianti geotermici.

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La Regione attivi un tavolo con Enel per prevenire il rischio blackout

Oggi ho presentato una mozione che impegna la Giunta regionale ad attivare un confronto con Enel, Anci e Upi per prevenire il rischio blackout in caso di eventi atmosferici. Il territorio senese (e non solo) ha già subito un blackout a causa delle forti nevicate nel 2012. Non è stato prolungato come quello avvenuto in Abruzzo nei giorni scorsi , ma abbiamo già sperimentato come la completa interruzione di energia elettrica possa creare una situazione di enorme disagio per cittadini e imprese. Dobbiamo essere in grado di prevenire, per questo invito l’attenzione della Regione su una questione che è tutt’altro che secondaria.

Ecco il testo della mozione presentata da me e sottoscritta da altri consiglieri PD

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ISTITUZIONI E ISLAM: LE INIZIATIVE DEL GOVERNO E DEL COMUNE DI FIRENZE, L’ESPERIENZA DI COLLE DI VAL D’ELSA

Il teatrino della politica rischia di far passare in secondo piano le cose importanti e annulla il filo storico di fatti e avvenimenti. E’ quello che a mio avviso è successo in questi giorni rispetto ai passaggi di grande rilievo che hanno interessato il rapporto tra istituzioni e comunità islamica in Italia. Mi riferisco al documento che è stato sottoscritto dal Ministero degli Interni e dalle principali organizzazioni islamiche del paese. Un vero e proprio patto nazionale per un islam italiano espressione di una comunità aperta, integrata e aderente ai valori e ai principi dell’ordinamento statale. Un passaggio fortemente voluto dal Ministro Marco Minniti. Tra i punti salienti del patto c’è la formazione di imam e guide religiose. Inoltre, le associazioni islamiche si impegnano a rendere pubblici nomi e recapiti degli stessi imam, delle guide religiose e personalità in grado di svolgere efficacemente un ruolo di mediazione tra la loro comunità e la realtà circostante; ad adoperarsi concretamente affinché il sermone del venerdì sia svolto o tradotto in italiano; ad assicurare in massima trasparenza nella gestione e documentazione dei finanziamenti.

Nelle settimane scorse, inoltre, il sindaco di Firenze Dario Nardella e l’imam del capoluogo toscano e presidente dell’Ucoii Izzedin Elzir hanno siglato di fronte alla Costituzione il “patto di cittadinanza”, che prevede la promozione della lingua italiana, un tavolo permanente sui luoghi di culto che saranno aperti a tutti e una bacheca informativa, curata da giovani, dedicata a iniziative ed eventi che si tengono in città.

Quelli citati sono passaggi di straordinario valore che puntano a costruire un minimo comune denominatore fatto di principi e regole condivise, sulle quali si possono sviluppare le diversità religiose e culturali.

In entrambi i casi però si è parlato di “prima volta”. In realtà ciò non è del tutto esatto. A tutti è sfuggita una vicenda di cui negli anni passati si è parlato molto anche a livello nazionale. Mi riferisco alla realizzazione del centro culturale islamico a Colle di Val d’Elsa. Un percorso che prese il via quasi 20 anni fa e che fu caratterizzato da polemiche e tensioni. Un percorso che vide una forte contestazione tanto da non convincere, a Colle, anche una parte del popolo di sinistra. Pesarono il carattere inedito della vicenda, l’irrompere di drammatici eventi internazionali e forse anche qualche limite nella conduzione politica e istituzionale che portammo avanti. Eppure alla luce delle intese raggiunte a livello nazionale e a Firenze tutta la questione meriterebbe una rilettura. Basti pensare al protocollo che fu siglato tra il comune di Colle e l’Associazione dei Musulmani di Siena e provincia nel 2004 che in molte parti anticipa i contenuti dei patti siglati dal Governo e dal Comune di Firenze con la comunità islamica. Negli atti stipulati quasi 13 anni fa a Colle, infatti, si prevedeva in relazione al centro islamico la promozione della lingua italiana, la pubblicità delle attività, dei finanziamenti e dei bilanci, l’istituzione di un comitato paritetico tra Comune e Associazione dei Musulmani per sovrintendere alle iniziative del Centro e per favorire il rapporto con la tutta la popolazione.

Sicuramente quella di Colle fu un’esperienza apripista rispetto a quanto sta oggi avvenendo in Italia e come tutte le iniziative di avanguardia scontò contraccolpi e contraddizioni rilevanti. Detto questo credo che vada evidenziato il valore positivo e lungimirante di quella iniziativa che ebbi modo di vivere per una parte anche direttamente. Va riconosciuto un merito particolare a Marco Spinelli e a Paolo Brogioni, a coloro che guidarono in passaggi difficilissimi la comunità islamica locale e tutte quelle forze che ebbero il coraggio di andare controcorrente tenendo alta la bandiera dei valori costituzionali. Oggi la situazione sembra essere più distesa e il centro islamico oltre all’attività di culto, è oggetto periodico di visite delle scuole da tutta la Toscana e ospita iniziative culturali e presentazione libri. Occorre proseguire su questa strada promuovendo la convivenza civile e pacifica tra le persone.

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Il 27 gennaio

Oggi è una giornata particolare, il 27 gennaio del 1945 le truppe dell’Armata Rossa, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, rivelando al mondo l’abominio dell’Olocausto.

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Oggi il Consiglio regionale ha dedicato una seduta solenne dedicata al “Giorno della memoria”, istituita dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005. Mi fa piacere rimarcare un aspetto, anche quest’anno la Regione Toscana ha organizzato il Treno della memoria, verso i campi di sterminio tedeschi, coinvolgendo decine e decine di ragazzi delle nostre scuole. Qui potete trovare lo speciale della Regione Toscana sul Treno della Memoria con tutte le foto, le testimonianze, i momenti più significativi.

Vi allego anche il discorso che ha fatto questa mattina il Presidente Enrico Rossi, in aula, e che ho trovato particolarmente evocativo.

 

 

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Siena: basta polemiche, la priorità è il lavoro

In questi giorni sono intervenuto anche io nel dibattito sul presente e sul futuro di Siena, cercando di portare la discussione sulle cose fatte e da fare per la sviluppo economico della città, più che sulle polemiche sterili e politicistiche, spesso tutte interne al Pd, che sono sicuro interessano molto poco ai cittadini.

Questo è il mio intervento rilasciato al Corriere di Siena lo scorso lunedì 09 gennaio 2017

 

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