Simone Bezzini

Siena in Toscana, la Toscana a Siena

CONGRESSO PD TOSCANA ERRARE È UMANO, PERSEVERARE È DIABOLICO

Lo dico chiaramente. Il modo con cui si sta sviluppando il percorso congressuale del  Pd toscano rischia seriamente di non essere all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte. Si profila l’ennesima conta senza confronto sui contenuti. Una liturgia che riguarda qualche decina di dirigenti che si compongono, si scompongono e si ricompongono in funzione degli assetti presenti e futuri (parecchio presunti), senza nessuna connessione con la realtà. L’unitá trovata sulla candidatura Bonafé é solo una convergenza di facciata. Lo dimostrano platealmente la possibilità che i sui sostenitori si dividano in più liste e l’assenza di una piattaforma programmatica condivisa.
La nostra gente assiste disorienta e preoccupata, ad eccezione di qualche tifoseria irriducibile che si é già collocata in curva con striscioni, bandiere, poster, cori e tamburi. Peccato che non siamo allo stadio.
In diversi abbiamo provato a chiedere un supplemento di riflessione nelle settimane scorse, ma non siamo stati ascoltati.
E non ci si nasconda dietro le regole e l’esigenza di avere rapidamente organismi pienamente legittimati.
Temi reali, ma che potevano essere affrontati diversamente.
Nessuno vietava una fase preliminare di ascolto dei circoli, di confronto con i nostri amministratori locali e di approfondimento con i mondi dei saperi, della cultura e della rappresentanza sociale.
Il punto cruciale oggi per il Pd toscano a mio avviso sarebbe stato la costruzione almeno di un canovaccio condiviso per affrontare la rottura storica alla quale siamo di fronte.
Un minimo comune denominatore, sul quale le differenti opzioni avrebbero potuto dare vita ad una dialettica virtuosa. E invece no, salvo rare e lodevoli eccezioni, si é andati avanti ragionando solo sugli schemi di gioco e non ricercando un confronto sulla situazione della Toscana e del Pd.
L’unico sussulto positivo di questi mesi é la definizione di un piano condiviso tra il Pd e Rossi per affrontare gli ultimi 18 mesi della legislatura Regionale.
Il compito del congresso però dovrebbe essere quello di guardare oltre l’immediato e delineare una prospettiva.
La sensazione é che non ci sia la consapevolezza della rottura storica alla quale siamo di fronte. Servirebbe un’innovazione radicale che superasse lo schema del renzismo e dell’anti renzismo. E invece quello schema persevera. Da una parte si ha la sensazione del disco sempre piú rotto, dall’altra sembra che si punti a una sorta di contro-rottamazione, come se la soluzione dei problemi fosse solo sostituire qualche dirigente che ci sta sulle scatole. E poi su tutti fronti dilaga il politicismo e non la voglia di costruire un nuovo progetto.
Intendiamoci chi é senza peccato scagli la prima pietra. Errori li abbiamo fatti tutti, ma almeno dovremmo evitare di ripeterli e trarre qualche lezione da ciò che sta avvenendo.
Io credo che il congresso prima di tutto, dovrebbe mettere il piedi nel piatto su alcune questioni di merito e non limitarsi a una conta nominalistica.

Faccio alcuni esempi.

A mio avviso esiste anche in Toscana un problema di sotto-retribuzione e di precarizzazione estrema che riguarda la dignità calpestata di migliaia di persone soprattutto giovani. Questa é una delle cause dell’emergere anche da noi di disuguaglianze nella distribuzione del reddito e della ricchezza.
Mi riferisco all’esternalizzazione con gare al massimo ribasso di parti del processi produttivi e di alcuni servizi, con conseguenze che si scaricano sui lavoratori, alle cooperative finte, all’uso distorto di alcune forme contrattuali, all’assenza di tutele per i lavoratori della gig economy, ecc. Per non parlare di fenomeni di caporalato, di economia sommersa, ecc. E non si dica che questo é effetto della crisi. Ciò avviene anche in settori e territori che hanno avuto andamenti positivi e questo dimostra come ci sia iniquità nell’allocazione delle risorse. Qualcuno potrebbe dire che questi fenomeni sono sempre esistiti. È vero, ma prima erano marginali, erano imperfezioni fisiologiche del mercato del lavoro. Ora siamo alla patologia, nel senso che crescono progressivamente le persone sottopagate rispetto al lavoro che svolgono. Queste persone non vedono nei soggetti della rappresentanza politica e sociale degli interlocutori in grado di aiutarli a migliorare le proprie condizioni di vita. Spesso entrano in competizione con l’immigrato che é disposto a lavorare in contesti peggiorativi. È assai probabile che queste persone siamo andate e vadano ad ingrossare le file della protesta e del populismo. Forse il Pd toscano dovrebbe fare un giro tra i lavoratori che operano nei magazzini, nei trasporto merci, nei call center, nelle consegne a domicilio, nelle pulizie, nelle strutture turistiche, in agricoltura, tra gli interinali di tanti comparti, ecc. Ovviamente non voglio generalizzare. So bene che ci sono tante imprese serie che subiscono la competizione di soggetti scorretti.
Forse servirebbe una grande indagine sul lavoro in Toscana con l’obiettivo di assicurare le basi conoscitive per un nuovo patto sociale che dovrebbe avere tra le priorità il contrasto al lavoro sotto pagato e alle forme di concorrenza sleale. Il tutto nella consapevolezza dei limiti dettati dai diversi livelli di competenza regionale e nazionale.

Ho voluto citare questa tematica perché é emblematica di come anche in Toscana l’ascensore sociale per tante persone abbia cominciato a scendere verso il basso generando insicurezza e rabbia. Si é interrotta così, nonostante qualche timido segnale di ripresa economica, quella capacità di generare quella graduale diffusione del benessere che aveva caratterizzato per 60 anni l’azione della sinistra e del centrosinistra in Toscana.

Un’altra questione centrale ed invece sottovalutata é quella delle aree interne, dove alle disparità economiche, si sommano quelle territoriali. Mi riferisco alla difficoltà ad accedere ai servizi che si sta manifestando nei contesti rurali e montani. Penso ad esempio ai processi di razionalizzazione che interessano i trasporti pubblici, le reti scolastiche, gli uffici postali e gli sportelli bancari. Per non parlare delle condizioni dei piccoli comuni e delle reti viarie gestite dalle province. Non credo sia un caso se dalle analisi dell’Osservatorio Elettorale toscano emerge che le peggiori performance del centrosinistra rilevate il 4 marzo scorso si hanno nei comuni sotto i 3000 abitanti. Del resto alcuni studiosi segnalano come anche su scala internazionale i populismi e i sovranismi attecchiscono prima nei territori periferici e come ci sia un nesso tra questo e gli effetti del combinato disposto tra crisi e cambiamenti. Forse il Pd dovrebbe proporre un piano per le aree interne della Toscana. Questo servirebbe anche a dare il senso di un’attenzione a tutte le zone della regione, nessuna esclusa.

A ciò si lega anche l’incertezza che da anni contraddistingue l’ ordinamento delle autonomie locali a partire dalla vicenda delle province. In una Regione dove da sempre il consenso del centrosinistra é stato legato a filo doppio al buon governo degli enti locali l’instabilità a cui abbiamo condannato le istituzioni territoriali, sommata ai tagli di risorse ci ha fatto pagare prezzi non banali nel rapporto con i cittadini. Anche l’approccio al tema fusioni/unioni consiglierebbe una verifica. Così come andrebbe recuperata la dimensione collaborativa nel rapporto tra gli enti locali e tra questi e la regione. Una dimensione che storicamente aveva rappresentato un valore aggiunto e che é stata progressivamente sostituita da un approccio competitivo e spesso conflittuale anche tra enti amministrati dal Pd. Insomma anche queste questioni meriterebbero una proposta organica da parte del Pd toscano.

In questo quadro andrebbe collocato un rilancio dell’elaborazione sui processi partecipativi. Tema sul quale la Toscana aveva fatto da apripista nel decennio scorso e rispetto al quale l’attenzione si é affievolita proprio mentre si acuiva la crisi dei soggetti della rappresentanza tradizionale. Così abbiamo lasciato spazio spinte particolaristiche che hanno preso il sopravvento rispetto a scelte strategiche che appaiono calate dall’alto. Senza capacità di coniugare partecipazione e decisione, la visione d’insieme e l’interesse generale non diventano patrimonio collettivo.

Altra questione sulla quale servirebbe uscire da un approccio ondivago ed estemporaneo é quella del rapporto tra pubblico e privato nella governance dei servizi pubblici locali, da legare al tema della dimensione ottimale degli ambiti di gestione degli stessi. Questioni su cui ci sono forti tensioni nel sistema istituzionale toscano e che sono diventate terreno d’iniziativa dei nostri avversari, Per questo, anche qui, servirebbero un approfondimento di merito, un confronto e nuova proposta del nostro partito.

E poi non possiamo non affrontare il congresso del Pd toscano senza mettere in condizione iscritti ed elettori di discutere sull’immigrazione. A me ha colpito come, secondo alcune ricerche, nelle ex regioni rosse la discrasia tra realtà e percezione dei cittadini rispetto a questa problematica sia tra le più alte in Europa. Ciò significa che alle radici della rottura del trend elettorale storico, c’é anche una profonda rottura culturale che attraversa la società toscana. Che facciamo? Continuiamo ad oscillare tra un approccio ideale slegato dalla realtà e la rincorsa della destra? O forse sarebbe il caso che dal congresso regionale del Pd emergesse una proposta che a mio avviso dovrebbe prevedere un piano per l’integrazione, la cittadinanza, il governo e il controllo dei flussi, il rispetto rigoroso della legalità, la tolleranza zero verso tutti i fenomeni criminali. Una strategia fondata su diritti e doveri, sottolineo anche doveri per coloro che noi giustamente accogliamo. Sono molto d’accordo con quanto affermato da Beppe Sala nei giorni scorsi.

Ho posto a titolo di esempio alcune questioni programmatiche che dovrebbero essere al centro del nostro dibattito, ma ce ne sarebbero molte altre meritevoli di attenzione. Penso al tema del diritto alla salute, dello sviluppo e al rapporto tra Toscana ed Europa.

Bisognerebbe che dal congresso emergesse anche un’idea su come affrontare i passaggi del 2019 e del 2020. Ci affidiamo solo alla corrida dei candidati o si pensa che serva anche altro? Si discute solo del nome e di virate politiciste al centro o a sinistra o serve qualcosa di più?
Io credo che il Pd debba rispondere a un imperativo categorico.
Costruire qualcosa di più grande rispetto a ciò che rappresenta oggi il Pd.
Dobbiamo prendere atto che il perimetro del consenso del nostro partito sta subendo in Toscana una contrazione strutturale e non si può rispondere a questa situazione con coalizioni vecchio stampo, semplicemente perché non esistono quasi più nei territori soggetti politico-elettorali realmente rappresentativi.
Allora io credo che bisogna inventare qualcosa di nuovo, passando anche da vere e proprie sperimentazioni sul campo. Non esistono modelli precostituiti, ma si può immaginare un metodo che punti a costruire alleanze politiche, sociali civiche costruendo quanto prima comitati aperti a non iscritti ai partiti in tutti i comuni. E verso le elezioni regionali del 2020 occorrerebbe pensare a un comitato promotore di un’Alleanza Democratica per la Toscana composto in via prevalente da forze esterne ai partiti collegati a comitati da costituire in ogni comune. Il compito di questa Alleanza dovrebbe essere quello di definire il programma e attraverso regole condivise scegliere il candidato presidente. A me non spaventa l’idea di una cessione di sovranità a un soggetto più largo. Così come affronterei con coraggio alcune tematiche che hanno contribuito al successo del M5S, penso alle questioni della partecipazione, della trasparenza, della legalità, della sostenibilità, del rafforzamento del ruolo pubblico in materia di grandi servizi. Considerare il quadro politico in modo statico a mio avviso é un errore, noi dovremmo lavorare per modificarlo aprendo anche contraddizioni nel campo altrui. Può darsi che i miei siano ragionamenti sbagliati, ma il congresso regionale non può non pronunciarsi su queste questioni.

In un congresso poi non si può non discutere delle gravi condizioni in cui versa la struttura organizzativa del partito. Ci rassegniamo al progressivo deperimento o inventiamo qualcosa?
Sarebbe utile misurarsi con qualche proposta innovativa, con un’idea di riforma dello statuto a partire dalle modalità con le quali si svolgono i congressi.
Massimo Cacciari ad esempio ha rispolverato una sua vecchia idea che ho sempre ritenuto meritevole di attenzione. Quella del partito a forte impronta federale. E se dalla Toscana partisse una battaglia per il protagonismo dei territori e il ridimensionamento delle peso delle filiere correntizie nazionali? In questi anni abbiamo pagato un prezzo legato alla subalternità ai capi corrente che ha mortificato l’autonomia dei livelli territoriali del partito, non dimentichiamocelo.

Fatti tutti questi ragionamenti si arriva a un bivio. Proporre di disertare il congresso o sostenere la candidatura di Valerio Fabiani provando ancora una volta a dare battaglia dall’interno. Non nego che sono stato in questi giorni molto attratto dalla prima opzione. Gli effetti però sarebbero dirompenti e distruttivi. Siccome credo che il Pd abbia ancora la possibilità di riscattarsi penso che il modo migliore per portare avanti le idee che prima ho provato a rappresentare, sia quello di provare a sostenere l’impegno di Fabiani.
Con Valerio ci siamo confrontati spesso in questi mesi e non sempre siamo stati allineati. Anche in queste settimane c’é stato qualche punto di vista diverso, come si può comprendere anche da quanto detto in premessa e dal fatto che non ho sottoscritto la sua candidatura.
Detto questo non posso non apprezzare il fatto che Valerio si sia battuto con forza per avere un congresso diverso da quello che ci apprestiamo a celebrare.
Così come non posso non evidenziare come, per ora, solo la sua candidatura sia accompagnata da una bozza di documento che rappresenta una buona base di partenza per arrivare ad una piattaforma programmatica più compiuta. Una traccia che potrá essere ulteriormente arricchita nelle prossime settimane.
E poi c’é la vicinanza valoriale, elemento questo per me di non poco conto.
A Valerio Fabiani chiedo però due cose.
La prima é quella di fare proposte che segnino la rottura degli schemi congressuali dei passati congressi. Renzismo e anti renzismo sono due facce della stessa medaglia. Bisogna andare oltre per non rimanere prigionieri di schemi vecchi e rigidi. Dobbiamo guardare avanti e avere il coraggio di navigare in mare aperto, senza approcci nostalgici e logiche di rivalsa.
La seconda riguarda la necessità di mettere i piedi nel piatto delle questioni di merito. Va lanciata nei prossimi giorni un’offensiva fatta di proposte sull’idea di Toscana, su come affrontare i passaggi del 2019 e del 2020, su come realizzare una nuova forma partito. Non basta dire cosa non va, bisogna anche indicare una direzione di marcia.

Mi auguro che Valerio Fabiani si muova in questo senso. Così facendo creerebbe le condizioni affinché tante persone, che oggi sono alla finestra, possano dare una mano a un progetto di cambiamento.
Spero che ciò avvenga anche perché in politica contano i contenuti, ma contano tanto anche i segnali. Solo con un buon risultato di Fabiani si può trasmettere il messaggio che va aperta una nuova fase.
Chi non vuole cogliere questo aspetto, non venga poi a lamentarsi a cose fatte.

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SIGLATO PROTOCOLLO PER LA CREAZIONE DI UN POLO TURISTICO PRODUTTIVO LEGATO AL CRISTALLO E AL VETRO

Nei mesi scorsi l’Amministratore Delegato di RCR, Roberto Pierucci, mi ha sottoposto un’idea progettuale tesa a creare una sinergia tra la valorizzazione della produzione di vetro e cristallo e la promozione dell’attrattivitá turistica  del territorio. Una bella idea che ricalca anche esperienze di successo sperimentate nello scenario internazionale. Un’idea che in forme diverse era emersa anche in passato con le ipotesi di realizzazione di un centro del cristallo.

Abbiamo così iniziato un confronto che ha visto il coinvolgimento della Regione, del Comune, di RCR e da un certo punto in poi anche di Colle Vilca. Abbiamo ragionato su come provare a creare un circuito per valorizzare il binomio qualità del prodotto, qualità del territorio. Abbiamo pensato alle realtà industriali e artigianali, al museo del cristallo (dove la regione attraverso il Piu ha finanziato un intervento di riqualificazione), e più in generale alla promozione del settore.

Abbiamo ragionato su come trovare gli elementi di sostenibilità tecnica, giuridica e in prospettiva anche di natura finanziaria. Non era semplice visto la necessità di mettere a sistema attori pubblici e privati. Tutto questo lavoro oggi produce un passaggio importante con la stipula da parte dei quattro attori di un protocollo dove si impegnano formalmente a collaborare per la realizzazione  di un polo turistico-produttivo. Ora mi auguro che si passi rapidamente alla progettazione delle azioni concrete a partire dalla realizzazione di un circuito che attragga turisti con le visite alle aziende, al museo e alle altre bellezze del territorio. Così si potranno promuovere i prodotti, valorizzare la tipicità della produzione e esalare le peculiarità di Colle di Val d’Elsa e di tutta la Val d’Elsa.

Tra l’altro, per consentire di passare in tempi non biblici dalle parole ai fatti, con l’ultima variazione del bilancio regionale si sono creati gli spazi finanziari per sostenere un primo pacchetto di interventi, che mi auguro Comune e aziende definiscano quanto prima.

Ovviamente il percorso è aperto al contributo di altri attori che maturassero la volontà di collaborare. Penso ad esempio ad altre realtà artigianali. Sono davvero contento di questo passaggio e ringrazio tutti coloro che hanno contribuito al percorso e in particolare l’Assessore Stefano Ciuoffo per l’attenzione dimostrata.

La produzione di vetro e cristallo non é solo un pezzo di storia economica e sociale di Colle. Ci troviamo di fronte a un comparto che nonostante la crisi, occupa ancora diverse centinaia di addetti, con fatturati per decine di milioni di euro fatti prevalentemente attraverso esportazioni in tutto il mondo. La stipula di questo protocollo vuole anche essere un messaggio di speranza per un settore dove soci e amministratori da anni affrontano situazioni di difficoltà congiunturali e strutturali, dove le lavoratrici e i lavoratori hanno fatto e stanno facendo responsabilmente sacrifici importanti e dove le istituzioni hanno direttamente e indirettamente accompagnato, assieme ai sindacati  e alle associazioni datoriali, i processi di ristrutturazione. Questo protocollo è un messaggio importante anche per Colle. La città infatti ha bisogno di inserirsi a pieno titolo nelle politiche di promozione della Regione e nei sevizi di accoglienza e informazione sovra comunale che saranno svolti negli ambiti istituiti di recente attraverso la nuova normativa in materia di turismo. Di questo parleremo in una iniziativa che sto organizzando a Colle per la fine di ottobre.

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GIUSTIZIA DECENTRATA: TOSCANA TRA LE REGIONI PILOTA NEL PROGETTO SUGLI UFFICI DI PROSSIMITA’

La Regione Toscana farà da apripista su scala nazionale a una bella iniziativa con un bando che raccoglierà le manifestazioni di interesse di comuni e unioni di comuni per l’apertura di uffici giudiziari di prossimità. L’idea era già stata lanciata dall’ex Ministro Andrea Orlando: aprire uffici nelle città che hanno perso i tribunali e che comunque ne sono parecchio distanti, oppure in quelle realtà dove molti sono gli utenti, in modo che i cittadini abbiano la possibilità di presentare pratiche che hanno a che fare con la volontaria giurisdizione, come la domanda per l’amministratore di sostegno ad esempio, senza doversi spostare troppo. Un aiuto in particolare alle fasce più deboli, possibile grazie anche all’informatizzazione di alcuni servizi. La Toscana farà da arpista, ma per Siena non è un’idea del tutto nuova, anzi. Un progetto analogo ha già visto luce in provincia di Siena. Ricordo lo spunto lanciato da Loriana Bettini nel 2013 che raccogliemmo come Amministrazione Provinciale e a cui facemmo seguire incontri con il tribunale, i magistrati, gli avvocati, i comuni, il volontariato. Furono varati i primi progetti, più fondati sul volontariato rispetto a quelli di cui si parla ora che sono più incentrati sulla dimensione istituzionale. Mi auguro che la progettualità toscana e quella senese riescano a trovare sinergie. Detto questo, è sempre una piccola soddisfazione aver collaborato a idee sperimentali, che ora, anche se in forma un po’ diversa, cominciano a trovare ampia diffusione.

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ASCIANO, RAPOLANO TERME, CRETE SENESI, FUSIONE, REFERENDUM, CONSIGLIO REGIONALE… QUALCHE RIFLESSIONE

Sento il bisogno, anche per le tante richieste di chiarimento pervenutemi, di socializzare con voi i dubbi, le preoccupazioni e l’inquietudine che mi ha lasciato una questione che oggi é stato all’ordine del giorno del Consiglio Regionale. Mi riferisco alla delibera e agli atti collegati relativi all’indizione del referendum consultivo sulla proposta di legge popolare per la fusione dei comuni di Asciano e Rapolano Terme attraverso la costituzione del nuovo comune denominato Crete Senesi. Dico subito che ho votato in coerenza agli indirizzi del Gruppo Pd per disciplina di partito. Nella riunione dei consiglieri del Partito Democratico ho espresso tutte le mie valutazioni critiche sulla questione e mi scuso con i colleghi se in alcuni passaggi mi sono un po’ accalorato. Mi capita di rado, ma questa vicenda é davvero complicata e carica di rischi. Non nego che ho riflettuto seriamente sulla possibilità di dissociarmi formalmente dal voto del mio partito. Non l’ho fatto perché per me le regole di una comunità politica non sono un optional. C’é uno statuto, c’é un codice etico, c’é un regolamento che come consiglieri abbiamo condiviso all’inizio del mandato e tutto ciò per me ha un valore. Da anni faccio parte della minoranza interna e ho sempre interpretato questa mia collocazione manifestando il mio pensiero nella discussione e rispettando il principio di maggioranza nella proiezione istituzionale del partito. Tutto ciò, nonostante l’affievolirsi progressivo della dimensione collegiale nella vita democratica interna al Pd.

Dico anche che ho ben compreso lo sforzo che il Capogruppo Leonardo Marras e il Presidente della Commissione Affari Istituzionali Giacomo Bugliani hanno profuso per cercare di trovare un punto di sintesi al fine di sbrogliare una matassa intricatissima.
Il problema é che il punto di caduta individuato a mio avviso, spero di sbagliarmi, non si fonda su basi del tutto solide con il rischio di portare nell’instabilità il comune o i comuni interessati, producendo incertezza sui caratteri fondativi di un’articolazione dello Stato.
Provo a spiegarmi meglio.
Da una parte ci sono 2700 cittadini (un numero rilevante) che hanno sottoscritto una proposta di legge di iniziativa popolare per la fusione dei due comuni per dare vita al comune delle Crete Senesi. Il quorum di firme previsto dallo statuto é stato quindi superato e gli organi del Consiglio competenti in materia (Presidenza, ecc), nelle valutazioni fatte a monte e a valle del procedimento ne hanno dichiarato la procedibilitá. Qui si potrebbe aprire una prima riflessione sull’adeguatezza del progetto, del momento partecipativo e sul carattere che deve avere la fase istruttoria in questo frangente del percorso, ma su questo tornerò dopo.
Dall’altra parte, durante l’iter é emerso un problema per nulla banale che é stato sottovalutato, non solo dai proponenti, ma soprattutto, dai diversi soggetti politici e istituzionali che a vario titolo si interfacciavano con il tema ed erano più direttamente coinvolti nella questione.
Mi riferisco alla contestazione emersa dai comuni contermini e da parti del mondo economico sull’utilizzo della denominazione Crete Senesi per il comune che dovrebbe scaturire dalla fusione.
Contestazione che a mio avviso ha un fondamento perché tale denominazione chiama in causa un territorio più vasto di quello dei comuni coinvolti nel processo e indicazioni di origine di prodotto afferenti a un’area piú estesa di quella interessata.
Questo a mio avviso avrebbe consigliato un approfondimento in corso d’opera e una correzione/integrazione del progetto e del percorso. Il tutto nell’interesse dei cittadini in generale e dei proponenti in particolare.
Sono convinto che se su questo percorso ci fossero stati dei momenti di approfondimento collegiale in sede formale e informale si sarebbe potuto evitare questa pesante criticità sul percorso e l’eventuale referendum si sarebbe potuto svolgere in un quadro di linearità e chiarezza.
Così come é stato sbagliato far circolare ipotesi di soluzione semplicistica della questione, che erano però in pieno contrasto con la normativa.
Da rilevare che in questo contesto il fronte del No a questo percorso, pur muovendosi in ritardo rispetto al dipanarsi della vicenda, ha raccolto 1500 firme a Rapolano Terme contestando la proposta di fusione e testimoniando un ulteriore elemento di complessità.
Che succede ora.
Il Consiglio che in questa fase era chiamato a esprimersi sull’indizione o meno del referendum sulla proposta di legge (non su altri aspetti come é stato fatto erroneamente circolare) ha approvato la delibera di indizione della consultazione e un ordine del giorno collegato che, per cercare di rispondere da una parte all’istanza di partecipazione dei 2700 sottoscrittori e dall’altra alle criticità rilevanti emerse nel percorso esprime i seguenti indirizzi:
– il primo, a mio avviso positivo, che attribuisce la possibilità ai Consigli Comunali di esprimere una valutazione dopo il referendum e prima del pronunciamento del Consiglio Regionale. Questo é un elemento che spinge verso il vincolo del “51% in ogni comune” e raccoglie le istanze del Comune di Rapolano formalizzate in una mozione e se non sbaglio anche quelle di Asciano e dei diversi Comitati;
– il secondo con il quale il Consiglio si riserva, successivamente al referendum, la possibilità di intervenire sulla questione della denominazione sulla base della criticità emerse nel percorso e interloquendo con i soggetti interessati. Lo spirito di tale passaggio é comprensibile, ma credo non sfugga a nessuno il carattere controverso delle implicazioni che produce.
Se vince il Si e si mantiene la denominazione Crete Senesi si aprirà un fronte conflittuale con i comuni contermini e con segmenti del mondo economico.
Se vince il Si e, rispetto a quanto riportato nel quesito, si cambia la denominazione in fase di approvazione della legge istitutiva del nuovo comune, si apriranno fronti dialettici di natura politica e secondo alcuni anche di natura giuridica.
E qui sta quell’incertezza nella quale potrebbe entrare questa delicata vicenda istituzionale con implicazioni negative facilmente comprensibili. Qui stanno i miei dubbi, le mie preoccupazioni, le mie valutazioni critiche.
Lo ripeto una maggiore socializzazione della questione e più momenti di confronto preventivo sarebbero stati garanzia per le comunità interessate, ma anche per i proponenti che avrebbero potuto così sostenere un progetto senza che fosse impallinato dalle contestazioni prima richiamate.
È un’obiezione che rivolgo più alla gestione del percorso politico e istituzionale prima dell’approdo in Commissione, che al comitato promotore che alla fine si é mosso sulla base delle dichiarazioni di procedibilita avute dall’interno del Consiglio. Detto questo anche da parte dei promotori ci poteva essere un po’ più di attenzione e di capacità di coinvolgimento delle articolazioni sociali e istituzionali delle comunità interessate.
Come é noto io non sono contro le fusioni. In alcuni contesti mi sono speso palesemente a favore, in altri, dove dilagavano aspetto divisivi, ho raccomandato dei supplementi di riflessione o ho contribuito a trovare sintesi più avanzate.
Questo percorso andava gestito meglio.
Ora bisognerà prepararsi per tempo e in maniera meticolosa ai possibili scenari senza lasciare nulla al caso.
Alla fine, fatemelo dire, c’é da augurarsi che la volontà popolare faccia più chiarezza di quanto sia riuscito a fare il Consiglio Regionale.

Ps: dalle vicende complicate bisogna trarre lezione per migliorare l’apparato normativo.
Del resto la proposta di legge d’iniziativa popolare di cui parliamo é la prima che scaturisce dal nuovo impianto statutario e forse si sconta anche un po’ di noviziato sul tema.
Mi prendo l’impegno già dai prossimi giorni di fare una valutazione su una serie di aspetti, non escludendo un’iniziativa legislativa relativa ai seguenti aspetti:
– la congruità dell’articolazione progettuale che deve essere alla base di una pdl d’iniziativa popolare per la fusione di due o più comuni;
– la necessità di standard minimi di partecipazione e informazione preventivi rispetto all’avvio della raccolta firme, ad esempio prevedendo un periodo di pubblicità del progetto finalizzato a raccogliere osservazioni al fine di prevenire problematiche come quelle emerse nel percorso di cui sopra;
– stesso ragionamento di coinvolgimento e verifica preventiva dovrà essere fatto per i cambi di denominazione dei singoli comuni.
Credo anche, e l’ho detto in diverse sedi , che vada fatto un tagliando all’intera impostazione del Pd sulla materia, anche alla luce dell’esperienza di questi anni e del l’esito negativo del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016.

 

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INTERROGAZIONE GUASTI TELEFONIA E RETE ALL’AMIATA.

In questa settimana la giunta regionale ha risposto ad una interrogazione che avevo presentato qualche settimana fa in merito ai ripetuti guasti verificatisi sulla linea di telefonia mobile, fissa e rete dati nella zona dell’Amiata, con particolare riferimento al comune di Abbadia San Salvatore. Qui potete leggere la risposta della Giunta.

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NUOVA LEGGE SUL RISCHIO IDRAULICO

Approvata in Consiglio la modifica alla legge regionale 21 del 2012 “Disposizioni in materia di rischio di alluvioni e di tutela dei corsi d’acqua”. Qui trovate il testo della legge approvato (ancora in fase di pubblicazione) e la relazione illustrativa che spiega la legge. Questa approvazione arriva dopo un lungo lavoro di ascolto di associazioni, categorie, professionisti, durato circa un anno. Abbiamo anche approvato un ordine del giorno per sollecitare la Giunta ad accelerare in merito al completamento delle opere pubbliche programmate o avviate necessarie per mettere in sicurezza idraulica i territori della Toscana più a rischio, tenendo conto anche della necessità di assicurare un equilibrio avanzato tra la prioritaria necessità di sicurezza dal rischio idraulico, con la altrettanto urgente necessità di favorire investimenti produttivi in aree a ciò destinate.

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Fusione Montepulciano – Torrita di Siena: la parola ora passa ai cittadini

“Siete favorevoli alla proposta di istituire il Comune di Montepulciano Torrita di Siena, per fusione dei Comuni di Montepulciano e Torrita di Siena, di cui alla proposta di legge n. 287 (Istituzione del comune di Montepulciano Torrita di Siena, per fusione dei comuni di Montepulciano e Torrita di Siena)?”. Sarà questo il quesito che gli elettori si troveranno di fronte nel referendum consultivo, che sarà svolto sulla proposta di legge della Giunta regionale, nata dalle deliberazioni dei due consigli comunali. Lo ha deciso il Consiglio regionale che ha approvato a maggioranza, con il voto favorevole di Pd e Art.1-Mdp e l’astensione degli altri gruppi, la relativa delibera, insieme ad un ordine del giorno (QUI IL TESTO DELL’ORDINE DEL GIORNO), che impegna l’assemblea “a tenere conto della volontà dei cittadini espressa con il voto e dell’eventuale orientamento assunto dai Comuni, successivamente allo svolgimento del referendum, con determinazione dei rispettivi consigli comunali”. Ora la parola passa ai cittadini, che nei prossimi mesi saranno chiamati a decidere sul futuro delle loro comunità.

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