Simone Bezzini

Siena in Toscana, la Toscana a Siena

SCOTTE: IL POLICLINICO RISULTA LA MIGLIORE AZIENDA IN TOSCANA

Oggi la stampa locale riporta gli esiti della valutazione del Laboratorio Management e sanità (Mes) della Scuola Sant’Anna di Pisa che valuta ogni anno tutte le aziende sanitarie della Toscana su oltre 150 indicatori economici, sanitari e sociali. Saluto con piacere il fatto che Siena abbia la migliore performance nel 2018. Un grande risultato che premia il lavoro di chi dirige la struttura, dei medici e di tutto il personale infermieristico o a vario titolo coinvolto nella gestione del Policlinico. Anche alla luce di questi risultati, per migliorare ulteriormente è necesario mettere in atto un piano di investimenti per l’ammodernamento dell’infrastruttura e delle tecnologie presenti.

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Dalla conferenza regionale della caccia metodi e proposte condivisi per un futuro di sostenibilità

La settimana scorsa si è tenuta a Grosseto la Conferenza regionale della caccia, alla quale ho partecipato, assieme ad altri colleghi e soprattutto, assieme al mondo venatorio, agricolo e a tutti i soggetti interessati. E’ stata un’occasione utile per fare il punto sulle azioni intraprese in questi anni e individuare una linea comune nell’ottica di migliorare e rilanciare il modello toscano di gestione della fauna e dell’intero sistema agro-silvo-pastorale.
Dobbiamo utilizzare gli ultimi mesi di legislatura per intervenire, sempre attraverso un confronto costante con i rappresentanti del mondo agricolo, venatorio e della protezione ambientale, per provare ad attuare le proposte individuate e condivise nell’ambito della conferenza. Con l’obiettivo primario di garantire la sostenibilità per gli anni futuri della caccia in Toscana.

Qui potete scaricare il documento finale della conferenza

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ORA C’E’ DA FARE: DOPO IL VOTO, METTIAMOCI AL LAVORO

Ora c’è da fare, avevo scritto quindici giorni fa rimandando ogni commento sulle amministrative e sulle europee.
C’era da fare a Colle dove ci aspettava il ballottaggio. La sfida più delicata e più importante della tornata elettorale 2019 in provincia di Siena. La sfida che avrebbe tracciato il segno nel bilancio da compiere su questa fase politica. Alessandro Donati e il grande lavoro di squadra che lo ha sostenuto ci hanno consegnato una straordinaria vittoria che chiude il cerchio rispetto a un quadro che, in gran parte dei comuni, si era delineato già come positivo il 9 giugno scorso. Complimenti, dunque ad Alessandro, a tutti i sindaci e a tutti i consiglieri neoeletti. Grazie ai candidati che non ce l’hanno fatta, perché comunque ci consegnano un patrimonio da cui ripartire per le sfide future. Grazie anche ai tanti volontari che si soni messi a disposizione con spirito di servizio.
Cosa ci dice questa tornata amministrativa in provincia di Siena e non solo? Che bravi candidati competenti, appassionati e capaci di stare tra le persone possono rappresentare un valore aggiunto in grado di ribaltare anche gli orientamenti politici-elettorali di fondo. Che l’unità del Pd è un requisito essenziale per essere competitivi. Che la costruzione di vaste alleanze democratiche, sociali e civiche è indispensabile per andare oltre i “confini troppo stretti” del consenso di partito. Andare oltre questi “confini troppo stretti” significa aprire a nuove energie e recuperare quei mondi che negli anni scorsi si erano allontanati da noi. Non solo dunque, aggregazioni di soggetti politici, ma anche capacità di dare protagonismo a realtà e persone collocate al di fuori di essi.
Sono contento che in provincia di Siena, si sia stati tra i primi con l’elezione di Andrea Valenti a intraprendere convintamente e diffusamente la strada della costruzione di alleanze democratiche, sociali e civiche per rigenerare il centrosinistra. Così come è stata importante la scelta di dare vita a un governo unitario del Pd provinciale.
Ovviamente non mi sfugge come queste condizioni non si siano create nel passaggio elettorale del capoluogo dove le note criticità non consentirono di costruire un progetto con i connotati sopra menzionati. Oggi, l’elezione d Massimo Roncucci alla guida del PD cittadino puó rappresentare un’occasione imperdibile, per un’analisi seria sulle vicende di questi anni, per aprire la costituente di un nuovo centrosinistra, per definire un nuovo profilo organizzativo del partito. per costruire una piattaforma programmatica in grado prima di orientare la battaglia di opposizione e poi di porre le basi di un nuovo progetto di governo per Siena.
Gli stessi risultati, in gran parte positivi della Toscana, consiglierebbero di arrivare rapidamente a un governo unitario del partito regionale e all’apertura di un cantiere per la costruzione di una vasta alleanza democratica per la Toscana aperta a tutte le forze del centrosinistra e alle realtà civiche, sociali e culturali della regione. Guai se lo spiraglio di luce che abbiamo intravisto nei nostri territori producesse un abbaglio inducendo in forzature e ritorni alla logica dell’autosufficienza. Uno degli elementi da evidenziare in questa fase è proprio l’avvio di un percorso di uscita dall’isolamento del Pd che soprattutto nella dinamiche locali ci ha consentito di ricostruire connessioni con mondi esterni. Ora non dobbiamo fare l’errore di tornare indietro. Per affrontare la sfida del 2020 servono da una parte apertura, generosità e umiltà e dall’altra un’innovazione con forti radici popolari.
Consentitemi anche qualche considerazione sulle europee e sul dato nazionale.
1. Le elezioni europee hanno smentito la tesi secondo la quale il PD era morto.
2. L’asse populista in Italia si sposta pericolosamente a destra
3. Le componenti democratiche ed europeiste sono ancora in grande maggioranza nel parlamento dell’Unione.
4. Permangono elementi di forte crisi di forze tradizionali nel Pse e nel Ppe, insieme ad elementi di novità come il successo dei Verdi in alcuni stati. Questo consiglierebbe un lavoro per costruire anche in Europa un campo largo di forze democratiche e progressiste. Anche tra i partiti socialisti tuttavia si intravede qualche segnale interessante vedi i dati emersi dalla Spagna e più recentemente dalla Danimarca.
5. Le elezioni amministrative viste dal punto di vista nazionale ci evidenziano un quadro che, pur con sconfitte dolorose, segna una prima inversione di tendenza rispetto a un ciclo tendenzialmente negativo che durava da anni soprattutto nei ballottaggi.
6. In Europa e in Italia ci manca un programma fondamentale che ci faccia passare dalla difesa, all’attacco. Un programma basato su alcune idee-forza che tengano assieme questione democratica, questione sociale e questione ambientale. Idee-forza che dovrebbero essere in grado di parlare al ceto medio impoverito, alle classi meno abbienti e alle giovani generazioni.
Questa è la sfida che avrà di fronte Zingaretti nei prossimi mesi. Costruire alleanze vaste è importante, riallacciare rapporti con i corpi intermedi è condivisibile, ridurre il carico di ostilità nei confronti del Pd è giusto, ma ora ci serve qualche progetto di riformismo radicale che riesca davvero a mettere le radici tra le persone. Il piano di lavoro che il segretario nazionale ha anticipato qualche giorno fa a La Repubblica va in questa direzione.

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Sull’andamento dei servizi ferroviari nella tratta Empoli-Siena

E’ arrivata anche la  risposta della Giunta regionale (qui il link) ad una interrogazione presentata assieme al collega Enrico Sostegni (PD) e Serena Spinelli (Mdp) in merito all’andamento dei servizi ferroviari nella tratta Empoli-Siena.

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Una mozione sulla annunciata trattativa per l’alienazione del Consorzio operativo Gruppo Montepaschi

Qualche tempo fa avevo dato il mio contributo ad una mozione presentata da altri colleghi in merito all’annunciata trattativa in corso per l’alienazione del Consorzio operativo Gruppo Montepaschi. **Questa è la risposta della Giunta (cliccate al link)** che ci rendiconta delle azioni intraprese – per quanto di propria competenza – a sostegno dei lavoratori e, più in generale, per ribadire la necessità di mantenere l’integrità aziendale di MPS nonché di difendere la storica collocazione della sede della Direzione della Banca nella città di Siena.

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LEGGE SULLA GEOTERMIA: UN’INNOVAZIONE COMPLESSA E SOFFERTA, CHE PRODUCE PERÒ UN PASSO AVANTI NELLA RICERCA DELLA SINTESI TRA LE ATTIVITÀ CONNESSE A QUESTA MATERIA E L’AMBIENTE.

Da tanti anni seguo le vicende della geotermia, sia in virtù dei ruoli istituzionali e politici, sia per la conoscenza diretta dei territori interessati. Da un parte l’area “tradizionale”, dall’altra l’Amiata, ognuna con le proprie peculiarità.

Si tratta di una materia che ha visto storicamente esprimere, nel rapporto con le comunità locali, opinioni diverse e momenti di dialettici, spesso anche aspri.
In questo quadro il compito del riformismo che si misura con la realtà, deve essere quello di evitare logiche ideologiche, pregiudizi, tifoserie, per provare a trovare punti di equilibrio sempre più avanzati nel solco dello sviluppo sostenibile.
Questo è sempre stato il mio approccio al tema e questo è quello che il Gruppo Consiliare del PD in Regione ha provato a fare in questi anni.
Uno dei primi atti della legislatura in corso è stato la presentazione della risoluzione con la quale si è aperto il percorso per l’individuazione delle cosiddette “aree non idonee”, come avvenuto in precedenza per per la produzione di energia da altre fonti. Un percorso complicato, ostico e accompagnato da molte diffidenze anche per le oggettive difficoltà tecnico-giuridiche. Un percorso che ha fatto passi avanti e rispetto al quale mi auguro che la Giunta ci metta in condizione di definirlo in tutti gli aspetti entro la fine della legislatura.
Potrei poi citare l’avvio del processo di riforma della governance del Cosvig con l’ingresso della Regione nel capitale o il piano per gli investimenti sulla viabilità nelle aree geotermiche che produrrà risulti concreti nei prossimi anni.
A un certo punto però è cresciuta d’intensità la discussione e la preoccupazione attorno ad alcune nuove iniziative di operatori del settore.
Una preoccupazione fomentata anche dagli effetti della liberalizzazione prodotta dal centrodestra nel 2010 che ha generato un proliferare di iniziative private che hanno moltiplicato i focolai di tensione. Non mi stancherò mai di dirlo: in una materia come questa bisogna passare da un’impostazione fondata sulla liberalizzazione a un più forte ruolo della programmazione pubblica. Del resto il tentativo di individuare le “aree non idonee” va in questa direzione.
Ma torniamo alla crescita della dialettica a cui facevo riferimento sopra.
In ragione di ciò si apre un confronto tra il gruppo del PD, la Giunta e il Presidente Rossi.
Tutti convenimmo sulla necessità usare gli spazi che l’ordinamento riserva alla Regione per assumere un’iniziativa legislativa sulla materia.
Gli obiettivi erano molteplici: quello di definire un quadro di riferimento ridimensionando la componente negoziale che spesso in passato è stata condizionata dall’asimmetria dei rapporti di forza tra le parti; quello di dare una stretta su alcuni parametri ambientali; quello di vincolare i gestori a presentare progetti di sviluppo legati all’uso del calore e del l’anidride carbonica.
L’evoluzione però non è stata semplice.
Da una parte marciavano i procedimenti amministrativi, dall’altra la legge tardava ad arrivare.
A un certo con i colleghi Marras, Scaramelli e Baccelli abbiamo presentato una proposta di legge per una nuova moratoria di sei mesi con l’obiettivo di evitare che venissero concesse autorizzazioni prima della definizione del nuovo quadro normativo.
Sapevamo che difficilmente avremmo avuto i numeri per approvarla, ma l’iniziativa è servita a far riprendere il cammino verso la nuova normativa.
A novembre è arrivata dalla Giunta la proposta di legge.
Da lì è partito un serio e serrato lavoro di approfondimento, di ascolto di confronto che ha visto protagonisti da una parte la Commissione Ambiente e dall’altro il Gruppo del Pd. La proposta era una buona base di partenza, ma ritenevamo che andasse irrobustita.  Questo abbiamo fatto fino all’ultimo minuto prima dell’approvazione che è avvenuta questa mattina.  Dalla commissione, grazie al contributo decisivo del Pd, è uscito un testo più strutturato che richiama all’uso delle migliori tecnologie per ridurre le emissioni e che soprattutto mette un limite molto stringente ai fermi impianto e degli abbattitori.
Si rafforzano i limiti sull’emissione di alcune sostanze, mentre per il resto si continua a far riferimento alla normativa vigente Si rafforza il sistema dei controlli prevedendo l’accesso continuo in remoto da parte della Regione e campagne stagionali.
In Aula abbiamo condiviso con i colleghi Fattori, Sarti, Scaramelli e Spinelli un emendamento, poi approvato dal Consiglio che specifica la possibilità di accesso in remoto di ASL e Arpat. Viene esplicitamente prevista la coerenza al Piano Integrato Territoriale con l’obbligo di presentare appositi progetti per il corretto inserimento paesaggistico. Si stabilisce che per favorire lo sviluppo dell’economia circolare e dell’occupazione debbano essere presentati appositi progetti correlati all’uso di almeno il 50% del calore generato e di almeno il 10% della CO2 emessa.
È prevista una qualificazione del percorso per l’uso delle risorse attraverso il Cosvig, previa approvazione dei programmi da parte della Giunta.
Da rilevare poi che la norma non si limita a regolare le nuove autorizzazioni e concessioni, ma attribuisce alla Giunta il compito di promuovere intese con i gestori per ammodernare gli impianti esistenti in coerenza con i contenuti della nuova normativa.
Durante la seduta di stamani sono stati poi approvati altri due emendamenti: uno al preambolo, frutto del confronto tra me, Scaramelli, Fattori, Sarti e Spinelli, che riconosce la specificità dell’Amiata in termini di composizione dei fluidi ecc e la necessità di non innalzare le emissioni rispetto ai livelli attuali considerando gli effetti cumulativi degli stessi. Un altro presentato su proposta di Scaramelli, sottoscritto anche da me e Marras che sui termini delle norme transitorie per consentire di fare un lavoro più approfondito e adeguato rispetto ai procedimenti amministrativi in essere.
La nuova normativa è accompagna dall’approvazione di un ordine del giorno presentato dal gruppo del PD e poi approvato dal Consiglio. L’odg, da me in grado parte predisposto, prova a rispondere a una serie di esigenze emerse nella discussione e che non potevano essere ricomprese nel testo della legge.
Ne cito alcune:
– il riferimento al punto di equilibrio richiamato nel Paer per l’Amiata;
– l’attenzione agli effetti cumulativi e l’impegno a considerare nelle future intese, nella revisione degli atti di programmazione e nei percorsi valutativi, la necessità di migliorare progressivamente i livelli di sostenibilità complessiva;
– l’esigenza di far ricomprendere nelle future intese impegni in ricerca e innovazione finalizzati allo sviluppo di nuove tecnologie per il raggiungimento dei valori obiettivo stabiliti dalle normative per le emissioni;
– l’impegno a sostenere iniziative che migliorino ulteriormente il bilancio ambientale dei territori;
– la necessità di promuovere una strategia condivisa per l’attrazione di investimenti nelle aree geotermiche;
– il bisogno che la Giunta faccia precedere le eventuali nuove intese con i gestori da un confronto con le istituzioni locali, le parti sociali e i cittadini dei territori, con l’obiettivo di ricercare la massima condivisione.

Mi auguro che questa innovazione legislativa prodotta dalla Regione Toscana, possa essere anche assunta dal Governo nazionale per portare a soluzione positiva la questione degli incentivi. Così facendo, anche su questo punto potrebbe trovarsi una sintesi più avanzata tra attività connesse alla geotermia e la sostenibilità ambientale.

So bene quanto sia delicato il tema della geotermia e quanto siano molteplici le opinioni che vi ruotano attorno, ma abbiamo davvero fatto uno sforzo rilevante per provare a migliorare la situazione. La nuova legge è un elemento di avanzamento concreto, l’ordine del giorno segna la rotta su cui lavorare a partire dai prossimi giorni. So già che in tanti si diranno insoddisfatti, non mi sorprende, ma nessuno può negare che un passo avanti nella giusta direzione è stato fatto.

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DA SOLI SI VA PIU’ VELOCE. INSIEME SI VA PIU’ LONTANO.

Nei giorni scorsi ho sottoscritto, assieme ad altre 200 persone della provincia di Siena un appello a sostegno della candidatura di Nicola Zingaretti a Segretario Nazionale del Pd.

L’ho fatto per una serie di ragioni.
La prima riguarda la necessità per le forze democratiche e progressiste di fare i conti con una radicale mutazione di scenario che impone la messa in campo di una nuova agenda politica. Ha ragione Zingaretti quando dice che bisogna partire da quella che lui chiama “l’economia giusta”, ovvero il bisogno di mettere al centro “la persona” dando priorità alla lotta alle diseguaglianze e alla necessità di riattivare l’ascensore sociale. Così non solo si costruisce una società più equa e più coesa, ma si può iniziare un lavoro per prosciugare i giacimenti della rabbia e del rancore che altrimenti rischiano di minare anche la tenuta del tessuto democratico.
Intimamente connessa a tale ragionamento, c’é la battaglia che Zingaretti propone, “per una nuova Europa”. Battaglia che va messa in campo da subito, senso se e senza ma. L’U.E non può essere vista solo come il “guardiano dei conti”, tema importante ma che se affrontato da solo può minare la connessione tra istituzioni e popolo. Va costruito un movimento per gli Stati Uniti d’Europa e per politiche comunitarie che includano negli obiettivi da raggiungere la crescita, l’occupazione, l’ambiente, un nuovo modello di welfare, progetti per l’integrazione e strategie comuni in materia di difesa e sicurezza.
In secondo luogo condivido totalmente l’idea di Zingaretti, con la quale propone che il Pd debba essere protagonista della costruzione di un campo che includa forze sociali, civiche e quei movimenti che stanno tornando ad animare la società italiana. Un lavoro da fare con umiltà, generosità e apertura. Un lavoro che non può non partire dal riconoscimento degli errori fatti, non per trovare capri espiatori, ma per trarre quelle lezioni senza le quali é difficile ripartire.
La terza motivazione riguarda il fatto che Zingaretti questi argomenti non li ha solo enunciati, ma in questi anni ha provato a metterli in pratica nell’esperienza da amministratore.
Zingaretti ha vinto più volte, quando altri nel centrosinistra perdevano, ed é riuscito a coinvolgere forze oltre i confini del Pd.
È incoraggiante che all’appello senese abbiano aderito non solo donne e uomini che in passato hanno fatto scelte congressuali diverse, ma anche tanti non iscritti al Pd e molte persone che si erano allontanate negli anni scorsi e che ora hanno dato disponibilità a tornare ad impegnarsi per un nuovo progetto.
Intendiamoci, so che la fase é difficile, che nessuno ha la bacchetta magica e che Zingaretti non é il messia capace di dare tutte le risposte. Del resto per quanto mi riguarda, non abbiamo bisogno dell’uomo solo al comando, ma di un leader capace di includere, di fare squadra e di aggregare e di costruire luoghi che diano cittadinanza a tante energie che oggi si muovano fuori dal Pd.
Più che di un centravanti, abbiamo bisogno di un regista che faccia girare tutta la squadra valorizzando i potenziali di tutti i giocatori.
Io la vedo così e affronterò questa fase congressuale, che si é aperta ufficialmente ieri, con grande attenzione all’ascolto e al confronto con le ragioni altrui, rifuggendo da quelle logiche da tifoseria che non mi sono mai appartenute.

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